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	<description>Circolo PD Infernetto (Roma) - Partito Democratico Infernetto</description>
	<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 07:12:44 +0000</pubDate>
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		<title>La nota del mattino Lunedì 20 febbraio 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 07:12:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[L’EUROPA DECIDE SULLA GRECIA. E TUTTO IL MONDO E’ APPESO A QUELLA SCELTA, A COMINCIARE DALL’ITALIA.
Oggi pomeriggio i ministri finanziari del cosiddetto Eurogruppo decidono se le misure adottate ad Atene sono sufficienti per deliberare il finanziamento destinato ad evitare che la Grecia fallisca.
Tutto il mondo guarda a questo appuntamento. Se vi sarà un sì e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’EUROPA DECIDE SULLA GRECIA. E TUTTO IL MONDO E’ APPESO A QUELLA SCELTA, A COMINCIARE DALL’ITALIA.<br />
Oggi pomeriggio i ministri finanziari del cosiddetto Eurogruppo decidono se le misure adottate ad Atene sono sufficienti per deliberare il finanziamento destinato ad evitare che la Grecia fallisca.<br />
Tutto il mondo guarda a questo appuntamento. Se vi sarà un sì e la Grecia potrà evitare un fallimento non governato (anche nel caso dell’aiuto europeo i creditori della Grecia potranno incassare solo una parte di quanto hanno prestato) l’Europa avrà tempo per affrontare la crisi finanziaria. Se non arriverà una decisione, è già prevedibile che sui mercati finanziari ricominceranno le turbolenze.<br />
Per l’Italia è decisivo che si evitino le tempeste, perché il Paese sta recuperando la fiducia dei mercati. Ma se ricominciano le turbolenze, anche gli investimenti in Italia verranno considerati un rischio troppo alto.<br />
Nel frattempo il dibattito sul tipo di cura imposta alla Grecia ha travalicato i confini dell’Europa e coinvolto anche gli Usa, dove l’amministrazione Obama ha scelto strade diverse per affrontare la crisi e teme che l’eccesso di rigore in un momento di crisi possa aggravare la recessione.<br />
2. OGGI NUOVO INCONTRO GOVERNO, SINDACATI, IMPRENDITORI.<br />
Oggi nuovo incontro tra governo, sindacati, imprenditori sull’occupazione, la precarietà, il mercato del lavoro. Sul piano dei contenuti vi sono alcuni punti di contatto e posizioni diverse su altri. E’ un passaggio delicato. Il dibattito è molto acceso. Ma il punto veramente importante di fronte a una fase di recessione acuta come quella che attende il Paese è la possibilità di affrontare la prova con coesione sociale e con la condivisione degli obiettivi e degli strumenti da utilizzare. Come nel 1993 l’accordo fu la leva sulla quale l’Italia riprese il cammino della ripresa, dopo aver rischiato il fallimento, così potrebbe avvenire oggi con un’intesa sui temi decisivi del superamento della precarietà, sulla riduzione del numero dei contratti, sulla riforma degli ammortizzatori sociali, sul mercato del lavoro.<br />
Da La Stampa. Intervista a Giuseppe Fioroni. “A tutti quelli che ogni giorno intervengono sull`art. 18, «più uno scalpo da esibire che una questione che risolve i problemi degli italiani», il Pd Giuseppe Fioroni, leader degli ex popolari nel partito, chiede cautela, perché «far saltare il tavolo con le parti sociali sarebbe da irresponsabili». Vede questo rischio? «Per motivi ideologici c`è una violenta contrapposizione tra chi vuole l`art.18 e chi no. Al tavolo tra governo e parti sociali si è già trovato invece un punto di equilibrio, proposto dalla Cisl e largamente condiviso, su una &#8220;robusta manutenzione&#8221; dell`art.18.<br />
Fare &#8220;più uno&#8221; rispetto a quell`equilibrio non significa essere riformisti, ma far saltare il tavolo». Chi fa «più uno»? «Lo fa Sacconi quando dice in un`intervista di andare avanti anche senza accordo, lo ha fatto il governo quando all`inizio ha detto &#8220;noi andremo avanti anche se non ci state&#8221;&#8230; Chi usa parole come totem e tabù rischia di trovare, anziché il migliore accordo possibile, la migliore divisione realizzabile». Parole usate da Veltroni, criticate da Fassina&#8230; «Se la sindrome dei capponi di Renzo venisse superata e facessimo tutti uno sforzo per rinunciare a qualche momento di visibilità, sarebbe un servizio al bene comune». Senza accordo condiviso, il Pd cosa dovrebbe fare? «Noi dobbiamo lavorare per l`unità, non prendo nemmeno in considerazione la subordinata, parlarne vorrebbe dire già lavorare per farlo saltare. Quel tavolo può chiudere, e vorrei che contenesse un`altra cosa importante». Quale? «I giovani. Risorse per rilanciare formazione, Università, apprendimento permanente. E certezza del merito: bisogna far capire ai nostri giovani che se studiano saranno ripagati. Questo significa, nella sanità; basta a concorsi basati sulla fiducia e quindi sulla fedeltà». Come vede l`ipotesi di togliere la cassa straordinaria ed estendere la disoccupazione? «Ampliare la disoccupazione è una proposta interessante, ma Fornero fa parte di un governo che quotidianamente dice &#8220;non ci sono risorse disponibili&#8221;. Quando entrerebbero in vigore questi sussidi? E con quali risorse? Perché la cosa mi desta preoccupazione». Perché? «Perché non vorrei che qualcuno pensasse che quel miliardo e 200 milioni di cassa straordinaria prevista per il 2012 possa essere usato all`insegna del dividere fra moltissimi ciò che è già insufficiente per pochi».<br />
Cioè convertire quei soldi in sussidi di disoccupazione&#8230; «Solidarietà non è dire al cassintegrato ora ti riduciamo ulteriormente l`assegno. Creeremmo una conflittualità fra poveri, senza dare tranquillità a nessuno. La cassa straordinaria va mantenuta, e le risorse del 2012 garantite anche per il 2013 e 2014». Camusso è scettica sull`ipotesi di concludere a breve&#8230; «Tutti a quel tavolo sanno che il Paese ha bisogno di un nuovo patto sociale. Poi, meglio cinque giorni in più per raggiungerlo che cinque giorni in meno col governo finito sugli scogli». Che ne pensa dell`idea di Fassina sulla dottrina sociale della Chiesa come uno dei fondamenti del Pd? «Ho apprezzato le sue parole sull`enciclica del Papa, il riconoscimento della centralità dell`uomo che ad alcune culture politiche era mancato fino a ieri. Ma personalmente penso che la Chiesa non sia un franchising da cui prendo solo ciò che mi piace e ignoro il resto».<br />
3. PIENO DI ELETTORI ALLE PRIMARIE PER IL SEGRETARIO DEL LAZIO.<br />
Da L’Unità. Articolo di Maria Grazia Gerina. “C`è chi, come Stefania, pur non essendo iscritta al Pd, è venuta a votare «perché in un momento così critico è importante dire la propria», spiega uscendo dal circolo di via Pietro Giannone, non lontano dal Vaticano. E poi, tra i tre candidati c`è una donna: «Volevo dare un segnale al Pd e ai partiti, che le donne devono esserci se vogliono il nostro voto». E ci sono i militanti, che hanno già votato ai congressi ma diligentemente partecipano alle primarie, con qualche dubbio: «Chissà se è stato utile aprire la consultazione anche a chi non è<br />
iscritto», si domanda Alfredo, lasciando il circolo di via Zabaglia, quello dove Moretti ha girato &#8220;La cosa&#8221;. I numeri dicono che la &#8220;scommessa&#8221; primarie, in piccolo, è riuscita anche stavolta. Nel Lazio, dove ieri si votava per l`elezione del segretario regionale del Pd, 110mila elettori (40mila solo a Roma) hanno risposto all`appello. Gli iscritti del Pd sono meno della metà: 48mila. E tra loro quelli che avevano preso parte ai congressi erano appena 24mila. «Sono dati importanti, tanto più che è la prima volta che in Italia si fanno le primarie regionali, slegate da quelle nazionali», osserva Francesco D`Ausilio, coordinatore della Commissione elettorale. L`altra volta, appunto, nel 2009, i votanti furono 304mila, ma si eleggeva il segretario nazionale. Lo sottolinea anche Vannino Chiti, commissario del Pd Lazio per 500 giorni. Più propenso a riservare le &#8220;primarie&#8221; ai candidati per le cariche istituzionali. E però, commenta: «Si conferma che tra gli elettori c`è voglia di partecipare alla vita pubblica». Non era scontato. Come invece lo era l`esito del voto. Favorito, fin dall`inizio ,Enrico Gasbarra – 49 anni, deputato, ex presidente della provincia di Roma, debutto in politica nella Dc -, ora ringrazia «i centomila cuori che battono nel Pd». L`unica incertezza è quale delle quattro liste che lo appoggiavano, rimescolando tutte le correnti del Pd locale, arriverà prima e quanto sarà larga la sua maggioranza. I congressi di circolo gli avevano consegnato il 70%. I primi dati ufficiosi dicono che alle primarie Gasbarra è andato oltre quel risultato. Arrivano da Viterbo, dove il candidato avrebbe conquistato 1`82%, e da Latina, 70%. E fanno sperare in un 75% finale, forse anche di più. La partecipazione molto alta nei circoli del centro di Roma potrebbe essere il segno di un voto di opinione che fa sperare il bindiano Bachelet, terzo ai congressi di circolo (8,5%). Ma Marta Leonori ha potuto contare su un elettorato più articolato: unica donna candidata (13,7% nei circoli), la più giovane, classe `77, forte anche a Frosinone e a Viterbo grazie all`appoggio dei due big De Angelis e Sposetti, dovrebbe farcela a migliorare il risultato dei congressi. «Gasbarra ora dovrà costruire un partito all`altezza della sfida che gli consegna questa consultazione», è il suo augurio. «Smentito chi diceva che queste primarie fossero inutili», rivendica dal canto suo Bachelet. «Ormai a votare per gli ex democristiani ci abbiamo fatto l`abitudine», ironizza, da neoelettore di Gasbarra, Raffaele Tempesta, 62 anni, ex sindacalista della Cgil, mentre esce dal seggio di via Tor Pignattara. Storico circolo del Pci. Fuori, la targa a Ciro Principessa, militante ucciso negli anni di piombo. Dall`altra parte della via Casilina, i fiori in terra per la piccola Joy e suo padre Zhou, trucidati a gennaio, ricordano i nuovi &#8220;martiri&#8221; di un quartiere multietnico sempre più epicentro di ciò che accade a Roma. «Alemanno spegne la città», recita il manifesto in bacheca. «Stavolta contro di lui vince chiunque», pronostica Raffaele. Però - aggiunge - se il centrosinistra non ripete gli errori del passato è meglio. «Speriamo che Zingaretti metta tutti d`accordo&#8230;».<br />
4. OGGI RIUNIONE A ROMA CON BERSANI DEI SEGRETARI REGIONALI E PROVINCIALI DEL PD.<br />
Riunione a Roma, questa mattina, dei segretari regionali e provinciali del Pd con il segretario Pier Luigi Bersani per fare il punto sulla situazione politica e preparare le ormai vicine elezioni amministrative.<br />
Su L’Unità Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè, spiega oggi che il Pd è il primo partito con il 27 per cento dei consensi e il Pdl è sceso al 23, la Lega Nord non si avvicina nemmeno al 10 per cento, il Terzo Polo tutto insieme tocca il 13,5 per cento, l’Idv supera l’8 per cento e Sel il 7. Ma è un altro l’aspetto che emerge da quest’ultimo sondaggio: “In termini assoluti (cioè considerando tutti gli elettori) sta prendendo corpo qualcosa di più profondo rispetto alle dinamiche osservabili in superficie, testimoniato proprio dai dati dell`indagine realizzata da Tecné. Innanzitutto, i due principali partiti hanno perso, rispetto a quattro anni fa, il 30% dei consensi. Oggi, la somma dei voti che otterrebbero insieme è pari al 27,7% degli aventi diritto, rispetto al 54,7% del 2008. In secondo luogo la perdita di consenso dei due principali partiti non si compensa all`interno dello stesso schieramento, né si orienta verso il campo opposto, ma si dispone verso l`area dell`astensione. Se si votasse oggi, infatti, sceglierebbero un partito di centrodestra o uno di centrosinistra, solo il 42,6% degli elettori, mentre, nel 2008, l`area del consenso, polarizzato all`interno delle due principali coalizioni, riguardava 7 elettori su dieci. Terzo aspetto: l`area del non voto è salita al 44,6%, superando, per la prima volta, l`insieme dei consensi convergenti su opzioni alternative rispetto al governo del Paese”.<br />
Da L’Unità. Intervista a Piero Fassino. “E’ evidente che in una fase di crisi della politica molti pensano di poter colmare lo spazio che si apre tra partiti e cittadini. Qualcuno potrà farlo in chiave esplicitamente antipolitica, qualcun altro più in chiave civica. Spetta ai partiti non essere passivi e inerti. E soprattutto il Pd deve sentire la responsabilità di riformare radicalmente il modo di essere dei partiti e della politica. Allora anche un`eventuale lista civica nazionale assumerebbe un altro significato». Piero Fassino è l`esempio di come possano essere deboli certe letture sulla delegittimazione della classe politica, sul primato della società civile o sulla rottamazione. L`ex segretario Ds e ex ministro ha vinto le primarie e poi al primo turno le comunali di Torino. E oggi non si sorprende né della tentazione di alcuni sindaci di dar vita a una lista civica nazionale per le prossime politiche né di quanto accaduto alle primarie di Genova. Dove, dice il primo cittadino del capoluogo piemontese, «a pesare nel giudizio degli elettori è stata la credibilità dei candidati, non il loro numero». Emiliano, De Magistris e altri suoi colleghi stanno lavorando a una lista civica nazionale per raccogliere consensi tra quel 40 per cento di indecisi registrati dai sondaggi: che ne pensa sindaco Fassino? «Che ci sia un rapporto critico tra cittadini e politica, e in particolare tra cittadini e partiti, è sotto gli occhi di tutti. Ad alimentare la disaffezione c`è anche un uso<br />
demagogico del tema della &#8220;casta&#8221; e il modo di rappresentare tutta la politica con un`immagine deformata. Tuttavia sarebbe sciocco, di fronte a questo, alzare semplicemente le spalle. Se i cittadini manifestano un disagio, un malessere, una delusione nei confronti della politica e dei partiti, occorre chiedersi perché e dare delle risposte». E la lista civica nazionale è la risposta giusta? «È una delle risposte, ma non l`unica e neanche la principale. Sarebbe un errore pensare di uscire dalla crisi della politica delegittimando i partiti. Ma naturalmente questa strada può essere evitata soltanto se i partiti escono dalla loro autoreferenzialità, si aprono alla società, cambiano radicalmente la loro organizzazione e il loro linguaggio. Viviamo una fase in cui formalmente i partiti continuano a pensarsi come si pensavano nel 900, mentre nei fatti viviamo in una società molto diversa. Quelli che erano fattori di forza nel rapporto tra partiti e società si sono oggi molto indeboliti. In questa epoca le forze politiche hanno una capacità di rappresentanza più ridotta rispetto al secolo scorso. E anche la capacità di elaborazione e di avanzare proposte è largamente inadeguata. Sono questi i nodi da sciogliere. E questo è un compito che non va delegato ad altri, come se i partiti fossero irriformabili e quindi non resti che affidarsi a qualcosa d`altro. Ed è naturale che questo compito lo debba svolgere innanzitutto il Pd». Perché è il partito che più avrebbe da perdere se entra in campo &#8220;qualcosa d`altro&#8221;? «Perché è l`unico vero grande partito in questo momento in campo. Il Pdl è in profonda crisi. È nato, vissuto, si è rappresentato avendo come unico elemento costitutivo l`identità del suo leader, Berlusconi. Nel momento in cui esce di scena, e qualunque cosa dichiari Berlusconi è ormai fuori scena, il Pdl deve ritrovare una ragione di identità che oggi non ha. Non è azzardato pensare che nei prossimi mesi assisteremo a dei fenomeni sia di implosione che di disarticolazione e frammentazione su quel fronte, mentre il Pd si sta dimostrando una forza dall`identità chiara, riformista, progressista, di centrosinistra, con un radicamento sociale ed elettorale reale, che ha responsabilità di governo locale diffusissimo e che costituisce il punto di forza vero dell`attuale governo. Per questo spetta in primo luogo al Pd affrontare il tema della crisi dei partiti e offrire ai cittadini un`idea della politica credibile e convincente». Il messaggio è rivolto a Bersani? «Cambiare il modo di essere della politica richiede certamente segnali forti e anche atti di rottura da parte del gruppo dirigente nazionale. Ma c`è una responsabilità non meno rilevante dei dirigenti locali. Se in questo o quel territorio il Pd si presenta agli occhi dei cittadini come un partito chiuso, rissoso, lontano dalla società, quell`immagine pesa molto di più di quanto possa incidere l`immagine e l`iniziativa del partito a livello nazionale». Viene in mente il nome di una città: Genova&#8230; «In queste settimane si sono svolte primarie non solo a Genova e in molti casi con più di un candidato del Pd. D`altra parte le primarie per definizione sono aperte e non sono una competizione tra partiti, come finirebbe per essere se ogni forza politica si presentasse con un solo candidato. Quel che conta non è il numero dei candidati, né la loro singola appartenenza, ma la loro credibilità. Perché quando gli elettori partecipano alle primarie scelgono il candidato che gli<br />
appare più in grado di ricoprire il ruolo a cui sarà chiamato. Il problema perciò è come candidati e forze politiche si mettono in sintonia con le aspettative e le esigenze di una comunità, che si tratti di una città, una regione o del paese intero». Questo cosa dice a proposito del rapporto tra Pd e un`eventuale lista civica nazionale, per tornare al tema di partenza? «Che se il Pd mette in campo iniziative, proposte, candidati credibili, non è un problema se gli si affianca una lista civica nazionale. Sarebbe un supporto in più, per il campo progressista. Se invece la lista civica nazionale rimanesse la sola proposta di apertura alla società, presentata come alternativa ai partiti, avrebbe un significato profondamente diverso, e non è neanche detto che raccoglierebbe il consenso necessario per vincere. Come sempre il destino di ciascuno di noi dipende da noi stessi, non da altri. E questo vale anche per il Pd». Il Pd, nel momento di massima crisi di Berlusconi, non ha spinto sulle elezioni e ha lavorato per la formazione del governo Monti. «E ha fatto la scelta giusta, perché questo ha consentito di superare definitivamente Berlusconi e soprattutto ha dato al paese un governo che sta mettendo mano a riforme che ci consentono di non essere travolti dalla crisi e di recuperare la credibilità internazionale, come si è visto con la visita di Monti a Obama, l`accoglienza al Parlamento europeo e il protagonismo che il presidente del Consiglio e l`Italia hanno nel difficilissimo dibattito in seno all`Unione. Naturalmente, nel sostenere il governo, il Pd mantiene un suo profilo, esprimendo anche valutazioni che possono essere talvolta differenti sulle singole misure. Ma la sintonia col governo rimane perché abbiamo l`obiettivo comune della rinascita del paese».</p>
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		<title>RISULTATI PRIMARIE PER IL SEGRETARIO REGIONALE</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 16:33:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[DATI DEL CIRCOLO INFERNETTO
-  VOTANTI 176
-  Marta Leonori 36
-  Gasbarra 132 ( Sinistra: 14 &#8212; Partecipazione Democratica 15 &#8212; Uniti per vincere 49 &#8212; Democratici 54)
-  Bachelet 8
Ringraziamo tutti i partecipanti che hanno sfidato anche la pioggia per votare al nostro Gazebo.
Cari saluti   Il Segretario Carlo Serraglia
Partito Democratico Circolo Infernetto
Contatti:
cell. 3488761729
www.pdinfernetto.it
e.mail: pd.circoloinfernetto@gmail.com
Facebook: Partito Democratico Infernetto
Roma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DATI DEL CIRCOLO INFERNETTO<br />
-  VOTANTI 176<br />
-  Marta Leonori 36<br />
-  Gasbarra 132 ( Sinistra: 14 &#8212; Partecipazione Democratica 15 &#8212; Uniti per vincere 49 &#8212; Democratici 54)<br />
-  Bachelet 8</p>
<p>Ringraziamo tutti i partecipanti che hanno sfidato anche la pioggia per votare al nostro Gazebo.<br />
Cari saluti   Il Segretario Carlo Serraglia<br />
Partito Democratico Circolo Infernetto<br />
Contatti:<br />
cell. 3488761729<br />
www.pdinfernetto.it<br />
e.mail: pd.circoloinfernetto@gmail.com<br />
Facebook: Partito Democratico Infernetto<br />
Roma 00124</p>
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		<title>ELEZIONE DEL SEGRETARIO REGIONE LAZIO</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 17:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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Cari amici,
Il giorno 19 febbraio 2012 tutti i cittadini possono partecipare alle primarie per l’elezione del Segretario regionale del partito Democratico. Il Circolo Infernetto posizionerà il gazebo in 
 
Via Wolf Ferrari, incrocio Via Antonio Scontrino. 
Le votazioni sono aperte dalle ore 9,00 alle ore 18,00.


&#8211;
Il Segretario
Carlo Serraglia
Partito Democratico Circolo Infernetto
Contatti:
cell. 3488761729
www.pdinfernetto.it
e.mail: pd.circoloinfernetto@gmail.com
Facebook: Partito Democratico Infernetto
Roma [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 18pt; color: blue;">Cari amici,</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 18pt; color: blue;">Il giorno 19 febbraio 2012 tutti i cittadini possono partecipare alle primarie per l’elezione del Segretario regionale del partito Democratico. Il Circolo Infernetto posizionerà il gazebo in </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 18pt; color: #002060;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-size: 18pt; color: blue;">Via Wolf Ferrari, incrocio Via Antonio Scontrino. </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-size: 18pt; color: blue;">Le votazioni sono aperte dalle ore 9,00 alle ore 18,00.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p>&#8211;</p>
<p class="MsoNormal">Il Segretario</p>
<p class="MsoNormal">Carlo Serraglia</p>
<p class="MsoNormal">Partito Democratico Circolo Infernetto<br />
Contatti:<br />
cell. 3488761729<br />
<a href="../" target="_blank">www.pdinfernetto.it</a><br />
e.mail: <a href="mailto:pd.circoloinfernetto@gmail.com" target="_blank">pd.circoloinfernetto@gmail.com</a><br />
Facebook: Partito Democratico Infernetto</p>
<p class="MsoNormal">Roma 00124</p>
<p class="MsoNormal">
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		<title>La nota del mattino Martedì 7 febbraio 2012</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[BERSANI INDICA LA LINEA DEL PD PER LE RIFORME. TUTTI COINVOLTI SULLA LEGGE ELETTORALE PER PACIFICARE IL PAESE. E LANCIA LA CAMPAGNA PER LE AMMINISTRATIVE: ITALIA BENE COMUNE.
Testo integrale della intervista rilasciata dal segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, a Goffredo De Marchis (oggi su La Repubblica è a pag. 14 con alcuni tagli). [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>BERSANI INDICA LA LINEA DEL PD PER LE RIFORME. TUTTI COINVOLTI SULLA LEGGE ELETTORALE PER PACIFICARE IL PAESE. E LANCIA LA CAMPAGNA PER LE AMMINISTRATIVE: ITALIA BENE COMUNE.<br />
Testo integrale della intervista rilasciata dal segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, a Goffredo De Marchis (oggi su La Repubblica è a pag. 14 con alcuni tagli). “Pier Luigi Bersani non vuole staccare la spina al governo Monti. &#8220;Semmai attaccarla meglio. Non vorrei che lasciando passare uno strappo dopo l’altro ci trovassimo in una situazione complicata e ci fosse un cortocircuito&#8221;. Lo preoccupa la nascita di un &#8220;nuovo sport. Quello per cui dietro la copertura di un formale sostegno all’esecutivo ci sia la convergenza tra chi insulta Monti come la Lega o Scilipoti e il Pdl. Questa è una presa in giro&#8221;.<br />
E se le prese in giro continuano? &#8220;Ribadiamo a tutti gli interlocutori la nostra scelta di appoggiare un governo che abbiamo voluto in nome dell’Italia prima di tutto. Anzi, anticipo il nostro nuovo slogan: Italia bene comune. Non pretendiamo che il governo di impegno nazionale assuma il 100 per cento delle nostre proposte. Ma il punto è non aprire un fossato tra l’esecutivo e l’opinione pubblica. Se passa l’idea che si può allungare l’età pensionabile di un infermiere di 4 anni ma non si possono toccare notai, banche e titolari di farmacie si crea un problema serio. Lo dico per dare forza al governo non per indebolirlo. Stia attento alle trappole&#8221;. Rai, responsabilità civile dei giudici e liberalizzazioni. Sono questi i temi? &#8220;La vicenda della Rai è grave non solo per le ultime nomine ma anche per certe frasi che sento pronunciare ad autorevoli esponenti del Pdl. Del tipo &#8220;un intervento del governo sull’azienda sarebbe illegittimo&#8221;. Ma scherziamo? È una roba surreale. Una società interamente pubblica può e deve essere sottoposta a un intervento legittimo del governo. Per cambiare la governance di un’azienda oggi ingestibile. Mi danno dell’arrogante perché dico queste cose ma io non chiedo niente. Voglio solo una guida aziendale vera e spoglia dei condizionamenti che stanno uccidendo la Rai&#8221;. Giustizia. &#8220;Si parte con una posizione formale del governo e una del Pdl, che dice di essere d’accordo. Poi vedo applausi a scena aperta per un emendamento della Lega su un tema delicatissimo come quello della responsabilità civile. Che va affrontato ma non in quei termini. A quel voto va posto rimedio. E aggiungo: siccome abbiamo le orecchie lunghe sento che attorno al decreto liberalizzazioni si muovono meccanismi della vecchia maggioranza Pdl-Lega per indebolirlo. Invece noi vogliamo rafforzarlo perché l’effetto sulla vita dei cittadini risulti visibile&#8221;. Troppe carezze di Monti al Pdl visto che sono la maggioranza uscente? &#8220;Non credo. Se fosse così è chiaro che sarebbe un errore. Il Pdl ha molte più responsabilità delle nostre per come si è arrivati all’emergenza conclamata in cui ci troviamo. Loro, a maggior ragione, non possono ottenere il 100 per cento&#8221;. I ministri e il premier non riescono a sottrarsi dalle battute sull’articolo 18. L’ultima è del ministro Cancellieri. Le dà fastidio? &#8220;Qualcosa si potrebbe rimproverare, ma so bene che alle domande si risponde. Il punto è un altro: come mai la nostra discussione pubblica è inchiodata da anni su questo punto e non si sposta il riflettore su come creare lavoro?&#8221;.Lo ha detto a Monti? &#8220;Conosco il pensiero del presidente del Consiglio e so che per lui la questione<br />
è molto più complessa della frase sulla monotonia. Ma è vero che alcune dichiarazioni sembrano protrarre il dibattito ideologico degli ultimi anni, cioè del governo Berlusconi e questo è un male. Guai se il Paese avesse la percezione che non stiamo parlando di lui. Guai se nei prossimi mesi ci fosse una spaccatura sulle regole che sono solo una parte del problema&#8221;. Ma all’articolo 18 ci arriverete. &#8220;I partiti non possono permettersi di accendere fuochi. Noi stiamo zitti e non interferiamo su questo tema. C’è un tavolo del governo con le parti sociali. Accetteremo qualunque accordo nato in quella sede. Abbiamo le nostre proposte innovative che non toccano l’articolo 18. Ma non escludiamo perfezionamenti nella sua gestione a cominciare dai percorsi giurisdizionali. Con un’accelerazione dei processi per esempio. Ma vorremmo rivoltare l’agenda partendo dalla domanda: come si crea un po’ di lavoro? Abbiamo qualche idea. Primo: i pagamenti. Siamo dentro a una moria di piccole imprese perché non paga più nessuno. Secondo: allentare il patto di stabilità per sbloccare gli investimenti dei comuni. Terzo: puntare sulla green economy per la quale si possono attivare risorse private&#8221;. Siete tentati da un patto Pdl-Pd sulla legge elettorale? &#8220;Per me la premessa è che bisogna parlare con tutti. Le forze che sono in Parlamento e quelle fuori. Ci interessa una legge che pacifichi il Paese e venga riconosciuta da molti non da pochi. Non mi interessa invece un uso strumentale della riforma dove due soggetti lasciano fuori gli altri. Il Pd non è disponibile&#8221;. E così si possono fare legge elettorale e riforme costituzionali? &#8220;La priorità è cancellare il Porcellum, toglierlo di mezzo. Anche qui il Pd ha la sua proposta ma è assolutamente flessibile a discutere fatti salvi alcuni paletti. Sento che Bossi dice &#8220;non si tocca nulla&#8221;. In questo modo torniamo al nuovo sport di cui parlavo prima. Se scattano istinti di vecchia maggioranza ci teniamo il Porcellum. Ma questo è un punto dirimente&#8221;. Che può mettere in discussione il governo? &#8220;Un punto che porterebbe a un confronto politico molto acceso&#8221;. Il caso Lusi riapre la questione morale nel Pd? &#8220;Sulla vicenda in sé il Pd non sa nulla e non c’entra nulla&#8221;. Ma Lusi è un senatore del Pd. &#8220;Il Pd nasce senza patrimoni e senza debiti altrui. Con bilanci certificati. Di una persona iscritta al partito coinvolta in casi giudiziari si occupa la commissione di garanzia&#8221;. Troppi soldi ai partiti dal finanziamento pubblico? &#8220;Andiamo a vedere come viene finanziata la politica negli altri Paesi europei e adeguiamoci ai migliori parametri&#8221;. Scopriremo che gira più denaro o meno? &#8220;A occhio direi la stessa quantità. Con delle voci singole da modificare come si è fatto per i parlamentari colpendo vitalizi e rimborsi delle spese. È necessario che i bilanci siano certificati dalla Corte dei conti, modificare i meccanismi che consentono di sopravvivere anche ai partiti estinti ed evitare che nascano gruppi parlamentari di sigle che non si sono presentate alle elezioni&#8221;. In Italia però c’è stato un referendum che ha abolito il finanziamento. &#8220;Ricordo che già dieci anni prima di Pericle si riconobbe il fatto che l’attività politica va sostenuta se si intende avere una democrazia&#8221;. Il caso Lusi viene affiancato al cosiddetto sistema Penati, al finanziamento occulto dei Ds. &#8220;Io penso solo al Pd. Le calunnie non le leggo nemmeno. Passo tutto agli avvocati per le querele&#8221;. Quando farete le primarie per il candidato premier? &#8220;Intanto faccio notare che senza polemiche e sotto la neve stiamo organizzando le primarie per le amministrative dappertutto. Faremo anche quelle nazionali. Il percorso è il solito: il patto di coalizione e qualche mese prima dell’appuntamento elettorale, né troppo presto né troppo tardi, le primarie&#8221;. E se le riforme del governo Monti avessero bisogno di una grande coalizione per continuare a sostenerle? &#8220;Non si può andare in campagna elettorale proponendo governissimi. Anzi. Lo stesso percorso di certe leggi che stiamo approvando adesso ci dice che una vera opera di riforme e di ricostruzione devi farla chiedendo un<br />
impegno al corpo elettorale. Solo così e con una maggioranza stabile si può andare avanti con un progetto riformatore. La prova l’abbiamo avuto negli anni dal ’96 al 2001, gli anni in cui sono state fatte più riforme&#8221;.<br />
2. BERLUSCONI LAVORA PER FAR DIMENTICARE I DISASTRI E TENTARE DI RIEMERGERE. MEMENTO: SE L’ITALIA HA RISCHIATO DI STARE COME LA GRECIA LO DOBBIAMO A LUI, A BOSSI E A TREMONTI.<br />
Gran lavoro di comunicazione e di diplomazia in questi giorni da parte di Silvio Berlusconi. Ormai è passato qualche mese e l’ex premier conta sulla facilità con la quale pubblico e media (tra i quali molti influenzati proprio da lui) dimenticano che alla base del disastro Italia c’è stato il suo governo. interviste a raffica all’estero( Financial Times, quotidiani americani) e affondi quotidiani da il Giornale, Libero, sostegno senza se e senza ma dai suoi affezionati fan in Rai e Mediaset. Obiettivo: il ritorno sulla scena politica, una performance nella quale Berlusconi ha dimostrato più di una volta di essere un maestro. All’offensiva mediatica l’ex presidente del Consiglio ha affiancato un blitz diplomatico che, con il sostegno dei giornali compiacenti, sta cercando di trasformare in occupazione del centro della scena: ha accettato di discutere di legge elettorale, lanciando idee strampalate di accordi Pdl-Pd, di patti segreti, in modo da insospettire tutte le forze politiche con le quali il Pd potrebbe allearsi e di dimostrare che è la destra che tiene in mano il bandolo della matassa. Lì’operazione gli è già riuscita una volta con la Bicamerale. Non gli riuscirà questa volta, come dimostra l’intervista rilasciata da Bersani a La Repubblica. In ogni caso: non bisogna dimenticare chi è l’uomo che spunta da giornali, telegiornali e gazzette compiacenti, che rilanciano come un ritornello l’idea che il governo dei tecnici sta solo facendo quello che avrebbe voluto fare lui ( ma guarda caso in tutti gli anni che è stato al governo non ha fatto, anzi ha fatto il contrario, a cominciare dai favori continui, ripetuti e conclamati verso gli evasori fiscali): l’uomo è lo stesso che ha portato l’Italia a sbattere, anche se adesso sta cercando di scaricare la colpe su Tremonti (basta leggere oggi Il Giornale).<br />
3. L’ESEMPIO GRECO CI INDICA CHE COSA SAREBBE ACCADUTO ALL’ITALIA SE BERLUSCONI FOSSE RIMASTO AL SUO POSTO: PER EVITARE IL FALLIMDENTO LA GRECIA DEVE LICENZIARE ALTRI 15 MILA STATALI E TAGLIARE GLI STIPENDI PRIVATI DEL 20 PER CENTO.<br />
Grecia ancora in bilico verso il fallimento. Per evitarlo e poter accedere ai 130 miliardi che l’Unione europea mette a disposizione, il governo deve convincere i partiti a tagliare altri 15 mila statali (già licenziati in 30.000) e tagliare stipendi e tredicesime dei dipendenti privati del 20 per cento.<br />
4. LA COMMISSIONE NAZIONALE DI GARANZIA CANCELLA LUSI DAGLI ELETTORI E DALL’ANAGRAFE DEGLI ISCRITTI AL PD.<br />
Si è riunita ieri la Commissione nazionale di garanzia del Pd. Tra gli altri argomenti all’ordine del giorno aveva il caso del senatore Lusi, ex tesoriere della Margherita. La decisione, presa all’unanimità, è stata la cancellazione dagli elettori e dall’anagrafe degli iscritti. Il presidente Berlinguer ha spiegato che la scelta è stata fatta tenendo conto dell’ammissione già fatta (la richiesta di patteggiamento) e del danno provocato al partito.<br />
5. PRESIDENZIALI USA. OGGI ROMNEY TENTA LA VOLATA.<br />
Chiuso il capitolo Nevada, la battaglia elettorale repubblicana si sposta in Colorado e Minnesota, dove si tengono i caucus (poiché si tratta di riunioni e non di veri e propri voti, si comincerà attorno alle 19 ora locale, notte fonda in Italia e i risultati arriveranno molto più tardi, dopo almeno un paio d&#8217;ore di discussioni). Caucus aperti anche in Maine, dove però si va avanti a votare fino a sabato, quando arriveranno i risultati. L&#8217;ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, galvanizzato dalle sonore vittorie in Florida e Nevada, cercherà di allungare ulteriormente il passo, mentre l&#8217;ex presidente della Camera Newt Gingrich sarà obbligato a mettere a segno una performance convincente, capace di allontanare definitivamente i dubbi sull&#8217;opportunità della sua corsa elettorale (in particolare, dovrà convincere i grandi finanziatori di avere muscoli abbastanza forti da reggere la pressione dei prossimi mesi). I sondaggi non sembrano dare molto spazio alle speranze di un recupero di Gingrich, mentre confermano Romney candidato di punta.<br />
6. SIRIA. LA PRIMAVERA ARABA SI È FERMATA A DAMASCO. E IL GOVERNO CONTINUA A BOMBARDARE CHI PROTESTA.<br />
Il governo di Damasco continua a bombardare gli insorti. Ma questa volta la comunità internazionale è divisa (la Russia si oppone a qualsiasi sanzione) e non intende intervenire (Obama esclude l’opzione militare). Impegnati a risolvere la crisi economica l’Occidente questa volta guarda da lontano sdegnato il massacro in Medio Oriente.</p>
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		<title>La nota del mattino Lunedì 6 febbraio 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 17:18:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[I SONDAGGI CONSIGLIANO A BERLUSCONI DI LANCIARE L’OFFENSIVA DELL’ABBRACCIO, MENTRE
TRAMA PER GLI AFFARI E LE ELEZIONI. MA NESSUNO SI FIDA. Il PD CAUTO: SI DISCUTE SU RIFORME,
MA CON TUTTI.
Per rompere il muro di silenzio, riprendere in mano la comunicazione per il Pdl, togliere ad Angelino
Alfano lo scettro del comandante e avviare una nuova fase strategica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I SONDAGGI CONSIGLIANO A BERLUSCONI DI LANCIARE L’OFFENSIVA DELL’ABBRACCIO, MENTRE<br />
TRAMA PER GLI AFFARI E LE ELEZIONI. MA NESSUNO SI FIDA. Il PD CAUTO: SI DISCUTE SU RIFORME,<br />
MA CON TUTTI.<br />
Per rompere il muro di silenzio, riprendere in mano la comunicazione per il Pdl, togliere ad Angelino<br />
Alfano lo scettro del comandante e avviare una nuova fase strategica, Silvio Berlusconi ha fatto la<br />
solita, disinvolta giravolta: con un’intervista a Libero, giornale amico, ha dichiarato di voler fare con il<br />
Pd la riforma elettorale, avviando da subito gli incontri.<br />
Vero? Falso? La realtà sta nei sondaggi che danno chi grida e si sgola perdente in questa fase. Per non<br />
scomparire dietro a un dialogante Alfano da un lato e a un gruppo di descamisados dall’altra,<br />
Berlusconi ha così preso l’iniziativa. E in un sol colpo ha tentato di abbracciare il Pd, per depotenziarne<br />
la crescita e di chiudere all’angolo il terzo polo.<br />
La risposta è arrivata subito. Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria del Pd, ha risposto<br />
così: &#8220;Il Partito Democratico è disponibile a discutere sulla riforma elettorale con tutte le forze politiche<br />
che intendono superare davvero il cosiddetto &#8216;porcellum&#8217; e approdare a una legge elettorale più giusta,<br />
che consenta agli elettori di tornare a scegliere i propri rappresentanti. Proprio per questo il Pd è<br />
disponibile ad incontrare tutte le forze che vogliono discutere di questi temi. Il Pd ha depositato da<br />
tempo in Parlamento la sua proposta di legge per la riforma elettorale e i presidenti dei due gruppi<br />
parlamentari, alla Camera e al Senato, hanno già chiesto di stingere i tempi per avviare la discussione. Il<br />
tavolo del confronto è naturalmente lo stesso Parlamento. E&#8217; in quella sede che i diversi gruppi<br />
parlamentari devono confrontarsi sulla riforma elettorale, a cominciare dai partiti che sostengono il<br />
governo ma senza escludere nessuno e, anzi, sollecitando tutti a partecipare a una riforma che riguarda<br />
le regole condivise della democrazia&#8221;.<br />
Nello stesso tempo, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha lanciato un avvertimento chiaro sui giochi<br />
e i giochetti che la destra sta facendo mentre mostra il sorriso sulle labbra: “Una serie di provvedimenti<br />
del governo sono stati approvati con il meccanismo di vecchia maggioranza, anche contro le indicazioni<br />
del governo stesso: questo è un problema. siamo leali, sosteniamo il governo, ma non ci lasciamo<br />
prendere in giro&#8221;. Dunque, patti chiari e amicizia lunga. Rai e giustizia, si deve tornare indietro o<br />
modificare ciò che è stato deciso.<br />
In tutte le sedi la destra sta facendo infatti piccole e grandi mosse in linea con il passato, come<br />
dimostra anche la sanatoria per liti fiscali, inserita a sorpresa durante il dibattito parlamentare nel<br />
decreto mille proroghe.<br />
Da La Repubblica. Intervista a Dario Franceschini. “Su giustizia, articolo 18 e mercato del lavoro, il Pd è<br />
in allarme, onorevole Franceschini? «Noi Democratici abbiamo cercato e voluto il governo Monti, al<br />
contrario del Pdl che l`hasubito. Sapevamo che non sarebbe stato un cammino semplice, perché un<br />
esperimento totalmente inedito, reso possibile dall`emergenza e dalla gravità della crisi, cioè di<br />
avversari politici - che si sono scontrati duramente e che torneranno a scontrarsi alle elezioni, e che intanto sostengono lo stesso governo - è inevitabilmente difficile. Però il Pd appoggia Monti pienamente, sapendo che il lavoro è appena iniziato». Tuttavia il segretario Bersani lancia l`offensiva e avverte che i Democratici non sono disposti a farsi prendere in giro. «Il voto a Montecitorio sulla responsabilità dei giudici è stato gravissimo. Innanzitutto, mostra il rischio davvero grosso che quando le forze politiche non trovano tra loro un`intesa, Lega e Pdl tornano a votare insieme e sono maggioranza in Parlamento. Né ci si può affidare a una logica di maggioranze variabili e imprevedibili. A Monti abbiamo chiesto un suo impegno diretto per trovare una soluzione su quei &#8220;nodi&#8221; su cui è prevedibile uno scontro tra le forze politiche. Ferma restando la nostra lealtà». Anche se il governo modifica l`articolo 18 sarete leali a tutti i costi? «Non penso che il problema si porrà. Il ministro Fornero ha detto ci sarà un percorso di concertazione con le parti sociali, sindacato in primo luogo. Non mi riferisco solo al confronto, che è dovuto, ma al testo che giungerà in Parlamento e che dovrà avere il consenso delle parti sociali, indispensabile in un momento così carico di tensioni nel paese. Attenzione, però: nessuno faccia forzature su questo, né alle Camere né tantomeno nel paese». E diventato Berlusconi ora il più convinto supporter di Monti, almeno a sentire le ultime dichiarazioni? «Dopo vent`anni non riesco proprio a credere alle dichiarazioni di giornata di Berlusconi, e comunque se fosse vero che lo sostiene in modo convinto, ben venga». L`ex premier pensa a una riforma elettorale con il Pd. E voi come rispondete a questa offerta di dialogo? «Rispondiamo che non siamo disposti a escludere il Terzo Polo da un accordo. Facciamo un passo indietro. Il tema legge elettorale/riforme costituzionali è un compito affidato al Parlamento: al governo spetta affrontare l`emergenza economica, alle forze politiche costituire un sistema di regole che metta nelle condizioni chi vincerà le elezioni di riuscire a governare. Manca più di un anno alla fine della legislatura ed è un tempo più che sufficiente perché il Parlamento cambi i propri regolamenti, superi il bicameralismo perfetto e le sue lentezze, faccia una nuova legge elettorale. Non si può usare l`alibi del poco tempo. Noi vogliamo fare anche alcune riforme istituzionali e la legge elettorale. Ma non potremmo mai rinunciare alla modifica del Porcellum, dell`attuale legge porcata». Quindi, pensate a un confronto con il Pdl? «Serve una intesa molto larga. Alla trattativa devono partecipare tutte le forze parlamentari, comprese Idv e Lega. Tanto che Anna Finocchiaro e io abbiamo proposto le conferenze congiunte dei capigruppo di Camera e Senato e stiamo aspettando la risposta dei presidenti Fini e Schifani. La sede è istituzionale e nessuno può parlare di inciuci. Questo è l`obiettivo massimo, ovvero una intesa generale. Ce n`è però uno imprescindibile: l`accordo tra le forze che sostengono Monti. Perciò se l`idea è di un`intesa tra Pd e Pdl a scapito del Terzo Polo, la risposta è &#8220;no&#8221;. Sia perché la legge elettorale non si può fare imponendo la logica dei numeri in Parlamento, sia perché si metterebbe a rischio il governo stesso». Quali caratteristiche sono irrinunciabili per il Pd in una nuova legge elettorale? «Primo, restituire agli elettori la scelta degli eletti, per noi con i collegi uninominali; liberare dal vincolo delle alleanze forzose, inevitabilmente eterogenee e incapaci poi di governare; ridurre la frammentazione partitica. Incontri a livello tecnico ce ne sono già stati, e mi pare del tutto naturale. Ce ne saranno altri». Il discredito nei confronti della politica è altissimo, e il &#8220;caso Lusi&#8221; , il tesoriere della Margherita - che è il partito in cui lei militava- contribuisce ad aumentarlo. «Anche dalle vicende più brutte come questa possono scattare dei meccanismi virtuosi. Oggi tutti capiscono che, se si vuole difendere il finanziamento pubblico ai partiti, vanno introdotte regole di controllo e certificazione scrupolose, che garantiscano la totale trasparenza».<br />
Da La Stampa. Intervista a Luciano Violante. “Sulla riforma elettorale il Pd è pronto al dialogo con tutti, nessuno escluso. Ma sia chiaro che «nessuna forza politica può pretendere di essere agevolata a priori dalla legge». Luciano Violante, già presidente della Camera, oggi responsabile riforme per il Pd, è colui che, per i democratici, sta conducendo le trattative per cambiare il sistema di voto. Ieri l`ex premier Berlusconi, su «Libero», parlava della necessità di dialogare con voi sulle riforme&#8230; «La nostra posizione è chiara: per quanto ci riguarda, dialoghiamo con tutti, perché le riforme si fanno col maggior numero di forze politiche possibili. Senza rapporti privilegiati e senza escludere nessuno». Appunto: dalle parole del Cavaliere, benché poi derubricate a «ragionamenti sul filo del paradosso», si delinea l`idea di un asse Pdl-Pd. «Varie volte il Cavaliere ha cambiato opinione, per questo siamo guardinghi» sulla legge elettorale&#8230; «Non è nei nostri progetti. Se due forze si mettessero d`accordo a scapito degli altri fallirebbe l`intero progetto: noi ascoltiamo le ragioni di tutti e lavoriamo se possibile con tutti, chi non parteciperà sarà perché si autoescluderà». Quindi può rassicurare I`Idv che è subito insorta chiedendovi di rifiutare l`appello&#8230; «L`Idv conosce benissimo la nostra posizione». Si fida del proposito di Berlusconi? «Io sono a priori per il dialogo. E non ho nessun motivo né per fidarmi né per non fidarmi. Poi, certo, se la fiducia viene tradita&#8230;». Non è stata già tradita in passato? «Varie volte l`onorevole Berlusconi ha cambiato opinione, per questo siamo guardinghi. Ma la necessità di mettere il Paese in carreggiata, anche sotto il profilo istituzionale, viene prima di tutto: se si resta legati a sospetti, illazioni e atteggiamenti del passato, non si va da nessuna parte». A che punto siamo nel confronto sulla legge elettorale? «Il Pdl ha rinunciato al premio di maggioranza e noi abbiamo rinunciato al doppio turno di collegio. Si va verso una legge con clausola di sbarramento, intorno al 4%, con l`introduzione della sfiducia costruttiva e la tendenziale costruzione della maggioranza di governo nelle urne. Ci si orienta verso un sistema simile al tedesco». Quindi ci sono incontri costanti sul tema: bilaterali o tutti insieme? «Non mi chieda troppo. Ci sentiamo tra tutti perché è giusto così».<br />
C`è qualche aspetto irrinunciabile per voi? «Quando si fanno trattative parlamentari non bisogna avere pregiudizi, altrimenti si rompe. Piuttosto bisogna mettere sul tavolo quello a cui si è disposti a rinunciare». E un atteggiamento condiviso? «E` l`atteggiamento di tutti».<br />
Ce la farete ad approvare una nuova legge elettorale entro la legislatura? «Spero di sì, ce la stiamo mettendo tutta». Berlusconi invita al dialogo non solo sulla legge elettorale, anche su altre riforme istituzionali&#8230; «Anche sulle riforme costituzionali e istituzionali dialoghiamo con tutti. Non abbiamo il tempo per mettere in campo riforme più profonde, che forse non sono neanche necessarie, ma almeno possiamo ridurre il numero dei parlamentari?, avviare il superamento del bicameralismo paritario, riformare i regolamenti parlamentari».<br />
L`ex premier accenna anche alla possibilità di dialogò sulla giustizia: pensa sia possibile? «Finora abbiamo avuto opinioni fortemente differenziate: se il Pdl ha cambiato opinione, saremo ben lieti di discutere».<br />
2. GRECIA IN BILICO. GOVERNO E PARTITI NON MANDANO GIU’ L’ENNESSIMA RICHIESTA DI AUSTERITA’. SE FALLISCE ATENE, L’EUROPA TUTTA NE RISENTIRA’.<br />
Il governo greco di Luca Papademos non ha trovato un accordo con i partiti che lo sostengono sugli ulteriori tagli e sacrifici chiesti dall’Unione europea. Sono ancora per arkia dunque i tavoli di trattativa con i creditori privati, ma anche con l’Europa, mentre si avvicina la scadenza del 13 febbraio, giorno in cui la Grecia dovrebbe rinnovare 14,5 miliardi di euro di titoli pubblici in scadenza o fallire.<br />
Tutta l’Europa sta con il fiato sospeso. Se salta la Grecia, tutti i paesi rischiano. Ma rischia di saltare anche il teorema Merkel del “puniamo i reprobi”: la Germania ci rimetterebbe quanto gli altri.<br />
3. MERCATO DEL LAVORO. OGGI VERTICE DEI SINDACATI. DOMANI VERTICE SINDACATI –CONFINDUSTRIA. GIOVEDI’ CON IL GOVERNO.<br />
Vertice Cgil-Cisl-Uil e poi riunione con gli imprenditori. Infine, nuovo incontro con il governo. Entra nel vivo il confronto sul mercato del lavoro. Cisl e Uil stanno ragionando attorno a una limitata manutenzione dell’articolo 18, che preveda la possibilità di licenziamenti anche sotto i cinque dipendenti (sopra scatta la legge sui licenziamenti collettivi, la 223) per motivi economici.<br />
4. USA, ROMNEY IN TESTA. E SCENDONO IN CAMPO I MILIARDARI PER LA DESTRA.<br />
Un patto tra miliardari per riportare i repubblicani alla Casa Bianca: è questo il titolo che si può leggere oggi su La Stampa. Da La Stampa. Articolo di Maurizio Molinari. “Adieci mesi dall’ Election Day Barack Obama è il più solido sul fronte della raccolta fondi e in soccorso dei repubblicani in affanno si mobilita un folto gruppo di combattivi miliardari. La forza del presidente democratico è descritta dalle cifre: nel 2011 ha raccolto 139,5 milioni di dollari grazie ad un balzo in avanti negli ultimi tre mesi di 40 milioni, ovvero più della somma ottenuta da Mitt Romney e Newt Gingrich nello stesso periodo, ed al momento ha in cassa 81,8 milioni liquidi. Romney invece sui conti ha 20 milioni che sommati ai 23,6 milioni di «Restore Our Future», il comitato pro-Mitt, supera di poco la metà dei fondi di Obama, senza contare che gli altri tre candidati repubblicani sono in condizioni assai più deboli. Questo significa che nella sfida dei dollari Obama parte con un ampio vantaggio che potrebbe aumentare se, come osserva la columnist conservatrice Ann Coulter, «le primarie dureranno abbastanza a lungo per dissanguare le casse del partito repubblicano». È in questa cornice che Charles e David Koch, titolari del gigante «Koch Industries», hanno riunito per tre giorni in un elegante resort di Indian Wells, in California, 250 milionari conservatori per chiedere di aprire i cordoni della borsa e versare munizioni al partito repubblicano, a prescindere da chi sarà nominato dalla Convention di Tampa. Charles Koch ha dato l`esempio impegnandosi a versare 40 milioni, il fratello David lo ha imitato con 20 milioni e le altre sottoscrizioni hanno consentito di raggiungere quota 100 milioni di dollari. Si tratta di fondi che saranno suddivisi fra il candidato e il suo Super Pac, il comitato elettorale che in base ad una sentenza della Corte Suprema di Washington può ottenere donazioni illimitate per lanciare spot tv contro gli avversari. Fra coloro che hanno risposto all`appello dei Koch ci sono imprenditori, come Ken Griffin di «Citadel Investment Group», che quattro anni fa sostennero Obama ma adesso lo abbandonano,esprimendo scontento per le sue scelte fiscali ed economiche. A Indian Wells era presente anche Sheldon Adelson, il re dei casinò di Las Vegas, che assieme alla moglie Miriam ha già versato 15 milioni di dollari nelle casse di Gingrich ma si dice pronto a sostenere Romney se otterrà la nomination. Gingrieh prende atto di quanto sta avvenendo: «Se Romney otterrà la nomination sarò io stesso a sostenerlo ma fino a quel momento mi batterò per vincere». Nella progressiva convergenza dei miliardari conservatori verso Romney spicca il nome di Harold Simmons, il banchiere texano a cui «Forbes» attribuisce una fortuna di 9,3 miliardi e che ha raccolto la richiesta dell`ex presidente George W. Bush e del suo ex braccio destro Karl Rove dì finanziare «American Crossroads» ovvero un Super-Pac che accumula fondi destinati a sostenere i repubblicani nel duello finale con Obama. «American Crossroads» ha già raccolto 51 milioni e punta a tagliare il traguardo dei 120 in novembre rasformandosi in uno dei vettori per incanalare i fondi dei super-ricehi, intenzionati a fare quadrato per<br />
sconfiggere Obama a cui rimproverano il linguaggio populista e anticapitalista, l`intenzione di aumentare le tasse e le attenzioni per il movimento di «Occupy Wall Street». Obama tuttavia può contare sul sostegno di George Soros, Warren Buffett, molti giganti della Silicon Valley e produttori di Hollywood e ciò gli consente di accarezzare l`idea di poter tagliare il traguardo storico del miliardo di dollari di fondi raccolti. Se ciò dovesse avvenire Romney potrebbe essere obbligato a sostenere il «Gruppo Koch» attingendo al suo stesso patrimonio, stimato in 250 milioni di dollari”.</p>
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		<title>La nota del mattino Martedì 31 gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 17:26:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[GLI INTERESSI DI FRAU MERKEL PESANO SUGLI ACCORDI EUROPEI. SI FANNO PASSI IN AVANTI E L’ITALIA OTTIENE QUANTO CHIEDEVA. MA RESTANO LE INCERTEZZE, A PARTIRE DA GRECIA E PORTOGALLO.
Il Consiglio d’Europa (la riunione dei capi di Stato e di governo dei 27 paesi che fanno parte dell’Unione europea) si è concluso ieri con alcuni importanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>GLI INTERESSI DI FRAU MERKEL PESANO SUGLI ACCORDI EUROPEI. SI FANNO PASSI IN AVANTI E L’ITALIA OTTIENE QUANTO CHIEDEVA. MA RESTANO LE INCERTEZZE, A PARTIRE DA GRECIA E PORTOGALLO.<br />
Il Consiglio d’Europa (la riunione dei capi di Stato e di governo dei 27 paesi che fanno parte dell’Unione europea) si è concluso ieri con alcuni importanti accordi, la cui portata complessiva è stata tuttavia limitata dalla pervicace posizione della Germania, giustificata dagli interessi elettorali della cancelliera Angela Merkel, sempre più sensibile agli umori della popolazione tedesca (niente soldi in aiuto dei paesi più deboli senza rigore o addirittura senza sanzioni) in vista delle prossime elezioni politiche.<br />
L’accordo principale riguarda il cosiddetto Fiscal compact, trattato sulla finanza pubblica. L’intesa è stata firmata solo da 25 paesi su 27 (esclusa Gran Bretagna e Repubblica Ceca) e prevede: a) tutti i membri dell’Unione firmatari devono inserire una norma sull’obbligo di pareggio di bilancio nella Costituzione (si potrà sforare ma non più di una somma equivalente allo 0,5 per cento del Prodotto interno lordo, cioè di tutta la ricchezza che un paese riesce a produrre in un anno); b) tutti i paesi che hanno un debito superiore al 60 per cento del Pil dovranno rientrare al di sotto di questa soglia entro i prossimi 20 anni, tenendo però conto come chiesto dall’Italia di diversi fattori attenuanti.<br />
Molte resistenze sono venute per diverse ragioni da sette paesi: Gran Bretagna, Austria, Ungheria, Polonia, Repubblica ceca, Finlandia, Slovacchia. In parte erano dovute essenzialmente a una forma di protesta contro la tendenza della Germania a voler mettere le mani direttamente nelle faccende interne di altri Stati, come è accaduto con la Grecia e la richiesta esplicita di un commissariamento volto a verificarne la politica economica. In parte (La Polonia) all’assenza di coinvolgimento nelle decisioni e nelle discussioni dell’Eurogruppo (i paesi che hanno adottato l’euro come moneta). In parte perché contrari a mettere nero su bianco una norma che negherebbe ogni possibile azione pubblica a rilancio dell’economia (Gran Bretagna, contraria anche a ogni forma di regolamentazione finanziaria).<br />
Un secondo accordo ha riguardato la necessità di avviare un’iniziativa specifica per rilanciare l’economia e l’occupazione. Saranno mobilitati circa 82 miliardi di euro di fondi europei non ancora spesi (quasi 8 per l’Italia). Un passaggio che oggi è stato accolto in tutta Europa come un grande passo in avanti.<br />
Infine, è stato stabilito che verrà creato il fondo salva Stati permanente (European Stability mechanism), ma ancora non è chiaro se avrà a disposizione 500 miliardi di euro come pensa la Germania o 750 come chiedono tutti gli altri europei.<br />
Mentre l’Europa è impegnata a fare questi faticosi passi in avanti, la Grecia ancora non ha chiuso l’accordo con i propri creditori (che dovrebbero perdere il 70 per cento del capitale investito in titoli greci) e il Portogallo è entrato in zona pericolo per un possibile fallimento.<br />
2. I TAGLI AI COSTI DELLA POLITICA DIVENTANO REALTA’. MA ADESSO BISOGNA METTERE IL TURBO ALLE RIFORME PER UNA BUONA POLITICA. L’OFFENSIVA DEL PD.<br />
Dopo la manovra che ha messo al sicuro la finanza pubblica italiana, il decreto sulle liberalizzazioni e quello sulle semplificazioni, ieri il presidente del Consiglio ha varato un decreto attuativo per mettere un tetto alle retribuzioni dei manager pubblici e dei massimi dirigenti statali. Cifra massima, 310 mila euro lordi l’anno, lo stesso stipendio del presidente della Corte di Cassazione. Sempre ieri la Camera ha deciso di tagliare stipendi e rimborsi dei deputati. Un altro passo in avanti verso il taglio dei costi della politica.<br />
Ora però, oltre ai costi della politica, bisogna mettere in campo anche le riforme per la buona politica (ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è tornato a invocare una iniziativa forte dei partiti in questo senso). Il Partito democratico ha avviato da tempo un’offensiva in questo senso. Riforma elettorale, riduzione del numero dei parlamentari, riforma del bicameralismo, riforma dei regolamenti parlamentari: sono queste le mete da raggiungere in fretta. Dario Franceschini e Anna Finocchiaro hanno chiesto ai presidenti di camera e Senato di mettere subito in discussione la riforma della legge elettorale. Il Pd si appresta anche a lanciare un’offensiva di mobilitazione in tutta Italia su questi temi.<br />
3. LA BATTAGLIA DI OGGI CONTRO L’EVASIONE FISCALE DIMOSTRA CHE IL GOVERNO DELLA DESTRA NON L’HA VOLUTA FARE. TUTTA L’ITALIA PAGA QUELLA SCELTA. IL CENTROSINISTRA INVECE HA FATTO SUL SERIO LA LOTTA ALL’EVASIONE COME LE LIBERALIZZAZIONI. NON BISOGNA DIMENTICARLO.<br />
Continua il battage informativo sulle iniziative contro l’evasione fiscale. Ieri è stato reso noto che la presenza dei finanzieri e dei dipendenti della Agenzia delle Entrate nel fine settimana a Milano ha fatto lievitare di oltre il 40 per cento gli affari degli esercizi messi sotto sorveglianza. A testimoniare il livello iperbolico dell’evasione fiscale in Italia. Ma non solo. Tutte le iniziative della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle entrate dimostrano che la lotta all’evasione fiscale si può fare oggi, ma si poteva fare anche prima. Coloro che oggi conducono blitz e ricerche sono gli stessi che erano ieri al lavoro con il governo Berlusconi. E dunque la lotta all’evasione fiscale è un problema di volontà politica: il governo della destra ha voluto pervicacemente<br />
bloccare tutte le norme, gli strumenti e le iniziative che il centrosinistra aveva messo in campo. E oggi tutta l’Italia è costretta a pagare il contro di questa scelta scellerata.<br />
Non bisogna dimenticare infatti che non è vero che nessun governo ha mai fatto nulla contro l’evasione fiscale (altrimenti perché il centrosinistra e Visco in particolare sarebbero stati attaccati tanto duramente dai giornali berlusconiani nel periodo 2006-2008?), così come non è vero che per la prima volta si sta facendo qualcosa per le liberalizzazioni (fatte largamente e con successo dal centrosinistra e da Bersani, ma bloccate e ritirate dal governo di Berlusconi, Bossi e Tremonti). L’operazione “perdita della memoria” e confusione delle responsabilità della destra con quelle del centrosinistra va combattuta aspramente.<br />
4. VIGILIA DI CONFRONTO SUL LAVORO. RESTARE AI FATTI, DIFFIDARE DELLE CHIACCHIERE.<br />
Domani si riuniscono imprenditori e sindacati in vista del confronto con il governo di giovedì su occupazione, precarietà e riforma del mercato del lavoro. Non vi sono documenti o bozze già pronte scritti dal governo. Non vi sono posizioni precostituite. Ma in questi giorni i principali quotidiani del paese, per larga parte espressione di azionisti industriali, di grandi banche e di grandi società assicurative, premono sul sindacato per ammorbidirne le posizioni. Ma nulla è predeterminato. L’importante, come fu nel 1992 e nel 1993, è che al tavolo del confronto con il governo si trovino soluzioni largamente condivise e che garantiscano coesione sociale e percorsi condivisi insieme all’innovazione necessaria per dare competitività all’Italia.<br />
5. LA MINACCIA DI SCENDERE IN PIAZZA CONTRO LA MAGISTRATURA, LA MINACCIA DI FAR SALTARE IL GOVERNO MONTI SE LA MAGISTRATURA CONDANNA BERLUSCONI E L’ASSENZA DEL PDL AI FUNERALI DI SCALFARO SONO FACCE DIVERSE DELLA STESSA REALTA’: LA DESTRA NON AMA LE REGOLE.<br />
L’assenza della prima fila del Pdl ai funerali di Oscar Luigi Scalfaro è stata ieri plateale. Era dovuta a una ragione semplice: Scalfaro si oppose allo scioglimento delle Camere, quando la Lega si sfilò dal primo governo Berlusconi, per la semplice ragione che in Parlamento esisteva una maggioranza che sosteneva un altro governo. Ma la destra non ha mai digerito il rispetto delle regole e della Costituzione, soprattutto quando vanno contro gli interessi del capo.<br />
E’ una diversa faccia di una stessa realtà rispetto all’annuncio di una possibile crisi di governo ad opera di Berlusconi alle Idi di marzo (l’ex ministro leghista Calderoli dixit) o alla minaccia di organizzare manifestazioni di massa contro la magistratura se Berlusconi venisse condannato in uno dei diversi processi che stanno giungendo a conclusione e che lo riguardano (Mills, Ruby, Unipol, e così via). In altre parole: la destra non sopporta le regole.</p>
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		<title>La nota del mattino Mercoledì 25 gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 13:16:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[FONDO MONETARIO E PARTNER EUROPEI FANNO PRESSIONE SULLA GERMANIA. MONTI: SE IL FONDO SALVASTATI SARA’ FORTE, QUESTO BASTERA’ A FERMARE LA SPECULAZIONE. A DAVOS IL MONDO SI MISURA CON LA CRISI GLOBALE.
Il Fondo monetario e tutti i paesi dell’Unione europea cercano in questi giorni di mettere alle strette la Germania perché sia più disponibile a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>FONDO MONETARIO E PARTNER EUROPEI FANNO PRESSIONE SULLA GERMANIA. MONTI: SE IL FONDO SALVASTATI SARA’ FORTE, QUESTO BASTERA’ A FERMARE LA SPECULAZIONE. A DAVOS IL MONDO SI MISURA CON LA CRISI GLOBALE.<br />
Il Fondo monetario e tutti i paesi dell’Unione europea cercano in questi giorni di mettere alle strette la Germania perché sia più disponibile a collaborare con le proprie risorse alla costruzione di un più forte fondo salva Stati. Tutti questi sforzi hanno come obiettivo la definizione dei nuovi trattati europei, che dovrebbero essere definiti al vertice del Consiglio d’Europa (capi di Stato e di governo) di fine mese.<br />
Rientrano in questa strategia le affermazioni rilasciate ieri dai dirigenti del Fondo monetario sull’Italia: oltre a ricordare che l’Europa, e più in particolare l’Italia, nel 2012 saranno pesantemente in recessione, il responsabile per l’area europea, Carlo Cottarelli, ha promosso le misure di rigore varate dal governo Monti, ma allo stesso tempo ha sottolineato come sia fondamentale che l’Unione europea si attrezzi per difendere i paesi più in difficoltà, perché in caso contrario anche questi sforzi rischierebbero di essere insufficienti. Ieri, per alcune ore, un errore interpretativo delle agenzie di stampa ha trasformato queste affermazioni di Cottarelli in una specie di de profundis per l’Italia: l’Italia non può farcela da sola. Il Fmi è stato costretto a precisare di non aver mai affermato una cosa del genere.<br />
Anche le dichiarazioni del presidente del Consiglio italiano, Mario Monti, fatte ieri a Bruxelles, hanno avuto chiaramente come obiettivo le posizioni della Germania. Monti è stato chiaro: mettere più risorse nel fondo salva Stati non significa spenderle. Al contrario: più il fondo sarà potente, meno la speculazione lancerà attacchi, meno risorse finanziarie bisognerà impegnare concretamente per difendere l’euro e i paesi in difficoltà.<br />
La trattativa sul debito pubblico greco sta nel frattempo tenendo tutta l’Europa con il fiato sospeso: ancora non c’è accordo tra i creditori privati e il governo greco.<br />
Questa mattina la cancelliera Angela Merkel apre i lavori del forum mondiale sull’economia a Davos.<br />
2. SENATO E CAMERA OGGI DISCUTONO E VOTANO LA MOZIONE PER SOSTENERE IL GOVERNO NELLE TRATTATIVE SUGLI ACCORDI NELL’UNIONE EUROPEA.<br />
Prima il Senato e poi la Camera oggi discutono sulla posizione che l’Italia deve portare in Europa sui nuovi trattati. Al centro del confronto la mozione unitaria che Pd, Pdl e Terzo polo hanno messo a punto per dare forza alle posizioni che il presidente del Consiglio Mario Monti porterà in Europa per tentare di imprimere una svolta alla linea di politica economica europea e più in particolare per tenere conto dell’esigenza di rilanciare l’economia e l’occupazione e di calibrare il rigore nella finanza pubblica senza strangolare i paesi dell’Unione. La mozione comune sarà largamente basata sul testo che fin dai primi giorni di gennaio il Pd ha presentato alla Camera.<br />
Sulla posizione del Pd e sulla importanza delle scelte compiute in questi mesi oggi l’Unità pubblica un’importante riflessione di Alfredo Reichlin.<br />
3. LA CONSULTA SPIEGA LA BOCCIATURA DEL REFERENDUM. FRANCESCHINI E FINOCCHIARO SCRIVONO A SCHIFANI E FINI: APRIRE SUBITO IL LAVORO SULLA RIFORMA ELETTORALE.<br />
La Corte Costituzionale ha depositato le motivazioni con le quali ha ritenuto non ammissibili i quesiti referendari sulla legge elettorale (articoli su tutti i quotidiani). Ieri i presidenti dei gruppi parlamentari del Senato e della Camera del Pd, Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, hanno scritto ai presidenti del Senato e della Camera Schifani e Fini, chiedendo che venga subito avviato il lavoro sulla riforma della legge elettorale. Il Pd ha da tempo depositato una proposta di legge di riforma varata dalla direzione del partito. Sarà quella la base di partenza nel confronto con le altre forze politiche.<br />
4. LIBERALIZZAZIONI: IL PD SPINGE IL GOVERNO A FARE DI PIU’ E MEGLIO. LAVORO: BERSANI INVITA IL GOVERNO A TENERE I PIEDI PER TERRA.<br />
Dalle agenzie di stampa. (DIRE) Roma, 24 gen. - Più liberalizzazioni nell&#8217;interesse dei cittadini. Il Pd riunisce il gruppo di lavoro sul decreto varato nel fine settimana dal governo e annuncia emendamenti mirati per correggerlo in Parlamento, nella direzione di un &#8220;risparmio di costi più sensibile per tutti&#8221;. La piattaforma dell&#8217;esecutivo, apprende la Dire, non basta ai Democratici, che sono orientati a presentare una vera e propria &#8220;lenzuolata&#8221;, per dirla secondo la metafora di Bersani-ministro. Al Nazareno, di prima mattina, ci sono il responsabile economia Stefano Fassina, i capigruppo delle commissioni economiche alla Camera e al Senato e i parlamentari esperti. Si parte dalle banche. Il Pd chiede la correzione della norma sulle assicurazioni obbligatorie per chi stipula i mutui. Il decreto prevede, in analogia con la nuova disciplina delle Rc auto, la presentazione di tre offerte concorrenziali tra loro. Ma il Pd chiederà che si torni all&#8217;intenzione originaria del governo, che escludeva l&#8217;offerta di un&#8217;assicurazione sulla vita e lasciava libertà di scelta al cliente. Gli emendamenti del Pd chiedono inoltre alle banche di ridurre i costi di e-money e carte di credito.<br />
Capitolo secondo, le assicurazioni auto. Il Pd chiederà l&#8217;introduzione di un sistema a punti, sul modello della patente. Per chi accumula più punti, i prezzi scendono. Bene invece l&#8217;offerta di tre polizze alternative, ma i Democratici vogliono il superamento del sistema del monomandato. Non basta ai Democratici neppure il testo del governo sulla separazione tra Eni e Snam. La gestione della rete gas non può essere affidata a un decreto ministeriale da definire. La separazione va fatta subito. (SEGUE). (DIRE) Roma, 24 gen. - Anche il costo del carburante entra nella &#8216;lenzuolata&#8217; che i Democratici scriveranno in vista dell&#8217;iter parlamentare del dl liberalizzazioni. L&#8217;idea, messa nero su bianco nel corso della riunione di questa mattina a Largo del Nazareno, viene proprio dall&#8217;esperienza del ministro Pier Luigi Bersani e prevede che lo Stato si presenti come acquirente di idrocarburi sul mercato internazionale per offrire la relativa quota a prezzi calmierati sul mercato interno. Servirebbe a tamponare l&#8217;innalzamento selvaggio dei prezzi, alla base della protesta dei camionisti in queste ore. Ai notai i Democratici chiedono di rinunciare all&#8217;esclusiva su alcuni atti, a cominciare dalla compravendita di abitazioni civili fino a un determinato ammontare. Queste stipule entreranno nel mercato aperto di altri professionisti come commercialisti e avvocati. Riserve arrivano infine dal Pd sulla definizione dell&#8217;Autorità per i Trasporti. Non può<br />
essere accorpata, secondo i Democratici, a quella per l&#8217;Energia. Deve avere un regime funzionale e statutario del tutto indipendente. In quest&#8217;ottica i Democratici accolgono una parte delle richieste avanzate dai tassisti. La piena attuazione del decreto Bersani, con il riconoscimento di un ruolo centrale ai sindaci, garantirebbe nello stesso tempo più licenze e minore disagio sociale”.<br />
Da La Repubblica. Articolo di Giovanna Casadio. “Un colloquio con Fornero? «Ho quest`abitudine: non chiamo, ma sono a disposizione quando il governo mi chiama&#8230;». Ufficialmente, nelle dichiarazioni alle agenzie di stampa, Bersani usatovi cauti. Ma nelle riunioni di partito, il segretario del Pd dà un alt secco al ministro del Welfare. Uno stop «alla professoressa». Brava, ma secondo i democratici astratta. E soprattutto poco consapevole delle conseguenze che la stretta sulla cassa integrazione - lanciata come un sasso nello stagno e poi ritirata -rappresenterebbe per centinaia di migliaia di lavoratori. Per non parlare dell`articolo 18. Perciò il leader pd suona l`allarme: «Al governo consiglio uno sguardo lungo ma i piedi a terra, perché la crisi industriale è diffusa e non si lascia la strada vecchia senza vere alternative, mettendo nell`abbandono centinaia di migliaia di lavoratori». …Per quanto riguarda Fornero e le sue misure &#8220;radicali&#8221;, replica: «Si può essere radicali ma sempre avendo bene i piedi piantatinella realtà. Cambiamo prima i meccanismi contrattuali che stanno svilendo il lavoro, perché un eccesso di precarietà sta disperdendo il tradizionale punto di forza dell`Italia ovvero il bagaglio di competenze del lavoro. Noi a questo tavolo ci siamo con il nostro contributo. Quindi, bisogna indicare una prospettiva di riorganizzazione degli ammortizzatori, ma mai dimenticando che siamo nel pieno di una crisi difficile e che non sarà breve».<br />
5. LA RIVOLTA DEI TIR. IL GOVERNO METTE IN PISTA I PREFETTI.<br />
Il governo interviene con fermezza sui blocchi stradali organizzati dai conducenti dei tir per alleggerire le difficoltà di approvvigionamento di tutte le merci causate dal blocco quasi totale dei trasporti su gomma. Il ministro dell’Interno ha invitati i prefetti ad agire. Al di là delle ragioni di fondo che hanno provocato le proteste, sono forti i timori di una strumentalizzazione e di infiltrazioni pericolose nella protesta.<br />
Vi sono infatti motivi concreti di sofferenza per l’attività di trasporto via Tir (il costo del carburante, le tariffe autostradali, la concorrenza dei camionisti dell’Est, come segnala oggi un articolo di Dario Di Vico su Il Corriere della sera). Ma vi sono state anche iniziative chiaramente organizzate per suscitare disagio e rivolta (Sicilia e Campania, per esempio).<br />
Dietro la facciata della condanna degli episodi più duri, il centrodestra gongola: l’Italia che si ribella porta acqua al mulino di Berlusconi e Bossi, che mal sopportano la lontananza dal potere e sperano che l’Italia disarcioni Monti per tornare in pista.<br />
6. OBAMA RILANCIA L’IDEA DELL’EQUITA’ COME STRUMENTO DI RILANCIO DELL’ECONOMIA.<br />
Mentre i repubblicani sono impegnati nella scelta del candidato che sfiderà Obama, il presidente degli Usa nel suo periodico discorso alla nazionale ha rilanciato ieri il tema dell’equità come strumento di rilancio e di ripresa dell’economia. Accanto a Obama è<br />
apparsa ieri la segretaria del multimiliardario Warren Buffet (tra l’altro uno degli azionisti delle agenzie di rating), a ricordare che nell’America erede di Reagan e della famiglia Bush un dipendente come una semplice segretaria oggi paga più tasse del proprio datore di lavoro, anche se miliardario.<br />
Da La Repubblica. Articolo di Federico Rampini. «Torniamo ai valori che hanno fatto grande l`America. Oggi è in gioco la sopravvivenza della fondamentale promessa americana. Battiamoci per un`economia al servizio di tutti. Vi pro pongo un piano per una crescita fatta per durare». E’ un Barack Obama in assetto da combattimento, quello che parla al Congresso e alla nazione. «L`America è grande solo se ognuno gareggia secondo le regole, se ognuno ha le opportunità giuste, se ciascuno si prende la sua parte di responsabilità. Se torna ad essere il paese dove chi ce la mette tutta, può farcela». Il presidente è lanciato verso la battaglia per la rielezione, sa che sarà durissima.<br />
Il discorso sullo Stato dell`Unione, l`appuntamento politico più solenne dell` anno, gli serve per dare un senso a questa battaglia. È un discorso di strategia e divisione del mondo. «La sfida che definisce il nostro tempo - dice - è se in questo paese un numero sempre più ristretto di persone starà sempre meglio mentre gli altri fanno fatica; oppure se costruiamo le condizioni in cui le regole del gioco sono eque e uguali per tutti». Offre una diagnosi allarmata, sulla condizione di «lavoratori e ceto medio impoveriti e resi meno sicuri per decenni», un declino «iniziato molto prima dell`ultima recessione», proprio in coincidenza con «l`arricchimento smisurato di chi sta in cima alla piramide». Obama il populista, accusa la destra; Obama che torna a parlare il linguaggio progressista, lo acclama la sinistra. La sua scelta di campo è resa visibile da un gesto simbolico: mentre il presidente parla al paese alle nove di sera, in diretta su tutte le tv, tra gli invitati di onore al Congresso insieme alla First lady Michelle appare una certa signora Debbie Bosanek. È la segretaria del miliardario Warren Buffett, resa celebre dal suo datore di lavoro. Buffett, di simpatie progressiste e obamiano della prima ora, rivelò di «pagare un aliquota fiscale molto inferiore a quella della mia segretaria». Gesto efficace, quell`invito alla segretaria, perché il discorso sullo Stato dell`Unione coincide con la pubblicazione della dichiarazione dei redditi di Mitt Romney. Il candidato repubblicano paga appena il 14% dei suoi redditi multimilionari, anche lui come Buffett è graziato dall`assurdo privilegio per i detentori di plusvalenze finanziarie. Ecco un tema forte su cui Obama è deciso a impostare la sua campagna per la rielezione: «Possiamo andare in due direzioni opposte». La destra è il partito del privilegio, del capitalismo senza regole, dello smantellamento di ogni protezione sociale. Rieleggere Obama vuol dire «difendere chi lavora, le classi medie, che sono state retrocesse implacabilmente». I repubblicani vorrebbero ridurre ulteriormente la redistribuzione fiscale, spingendo le aliquote più in basso di quanto osarono Ronald Reagan e George W. Bush. I repubblicani dalla parte di Wall Street, il presidente con la segretaria di Buffett: questa è la &#8220;narrativa&#8221; che il discorso cerca di imprimere sullo scontro dei prossimi nove mesi. L`economia al primo posto, dunque, anche se Obama sa che i numeri non gli sono favorevoli: dal dopoguerra nessun presidente è stato rieletto con 1`8,5% di disoccupazione. Rivendica però «la creazione di 3,2 milioni di posti di lavoro nel settore privato negli ultimi 22 mesi; la rinascita di un`industria manifatturiera americana che ha ripreso a creare occupazione per la prima volta dagli anni Novanta». La sua presidenza ha fatto da argine, contro una recessione provocata nel 2008 «dal crollo di un castello di carte», cioè l` economia del<br />
debito, l`ipertrofia della finanza. Ma non è populismo, non è neppure anti-capitalismo quello di Obama. Anche qui è emblematica la figura di un`ospite: la vedova di Steve Jobs è anche lei a fianco di Michelle, a ricordare che il capitalismo migliore, quello rivoluzionario e innovativo della Silicon Valley, con questo presidente è sempre andato d`accordo. Obama rilancia temi tipicamente &#8220;californiani&#8221;, come la Green Economy che i repubblicani gli hanno ostacolato senza pietà. Annuncia la creazione di una speciale task force per contrastare la concorrenza sleale della Cina. Propone incentivi per le aziende che rilocalizzano forza lavoro negli Stati Uniti. Sfida i repubblicani sul terreno della difesa del risparmiatore, proponendo nuove norme contro le frodi e gli abusi dell`alta finanza. La politica estera non è in primo piano, e tuttavia Obama rivendica con orgoglio i suoi due successi più grandi. «Non ci sono più soldati americani che combattono in Iraq, per la prima volta da nove anni». È al suo attivo l`uccisione di Osama bin Laden, lo smantellamento di Al Qaeda: risultati che la destra cerca di svilire accusandolo di cedimenti ai nemici dell`America. Obama usa parole dure con l`Iran,non è questo il momento di offrire ramoscelli d`ulivo. Sa che una crisi internazionale - compresa un`eventuale ricaduta dell`euro zona - può ancora cambiare tutte le coordinate di quest`annata elettorale. Da qui a novembre, per lui è essenziale spostare il baricentro del dibattito: non un referendum sul presidente, ma una scelta tra due idee dell`America”.</p>
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		<title>La nota del mattino Martedì 24 gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 17:14:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[ORA O MAI PIU’. LA DESTRA SPERA NELL’ITALIA CHE SI RIBELLA E SOFFIA SUL FUOCO. TIR, TAXI, PROFESSIONISTI: L’ULTIMA OCCASIONE PER FAR CADERE MONTI PRIMA DELLE AMMINISTRATIVE.
Blocco dei tir. Proteste dei tassisti. Professionisti in rivolta. Molte ragioni spingono diverse categorie a protestare (e in parte sono anche fondate, per esempio il costo del carburante). Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ORA O MAI PIU’. LA DESTRA SPERA NELL’ITALIA CHE SI RIBELLA E SOFFIA SUL FUOCO. TIR, TAXI, PROFESSIONISTI: L’ULTIMA OCCASIONE PER FAR CADERE MONTI PRIMA DELLE AMMINISTRATIVE.<br />
Blocco dei tir. Proteste dei tassisti. Professionisti in rivolta. Molte ragioni spingono diverse categorie a protestare (e in parte sono anche fondate, per esempio il costo del carburante). Ma dietro la sgroppata della protesta c’è anche un’altra spinta: il centrodestra sostiene in segreto queste proteste e le alimenta con la speranza di far saltare il tavolo.<br />
Non potendo far cadere direttamente Monti per paura di subire un contraccolpo mortale, il centrodestra lavora su due versanti: in Parlamento cerca di vanificare gli interventi (vedi l’emendamento Pdl per alleviare la lotta all’evasione fiscale e ridurre le sanzioni); nel paese lascia invece che il tentativo di disarcionare il governo di transizione e di impegno nazionale lo facciano le categorie. Obiettivo: ora o mai più. Basti pensare all’incontro tra Gasparri e i tassisti romani avvenuto in questi giorni: il centrodestra lascia intravedere la speranza del colpaccio, nella speranza che la lotta non perda forza e nella consapevolezza che se passano le norme invise alla sua base perderà una valanga di voti, prima alle amministrative, poi alle politiche.<br />
Da L’Unità. “Rispunta il condono targato Tremonti. In un emendamento al milleproroghe presentato da Antonio Leone, figura di punta del gruppo berlusconiano (è vicepresidente vicario della Camera) si prorogano a tutto il 2011 i termini della cosiddetta definizione delle liti pendenti varata dal precedente governo nella manovra di luglio. Il testo è stato approvato in commissione. Oggi si passa in aula, dove il Pd ha già preparato un emendamento soppressivo. «L`Italia ha bisogno di discontinuità - dichiara Alberto Fluvi, firmatario della proposta abrogativa - Dopo Cortina e dopo le rassicurazioni dell`Agenzia delle entrate, non è possibile continuare in questo modo». A questo punto il governo dovrà esprimersi, facendo una chiara scelta di campo……”.<br />
2. LAVORO: IL METODO DEL CONFRONTO E’ POSITIVO, MA LA TRATTATIVA PARTE IN SALITA. LA RIVOLUZIONE DELLA CIG NON CONVINCE I SINDACATI E NON TROVA I DENARI PER PARTIRE.<br />
Bene il metodo del confronto aperto e della ricerca di un accordo generale. Nel 1992 e nel 1993 questo metodo fu un toccasana e contribuì a far uscire l’Italia dalle secche della crisi. Sui contenuti del confronto però governo e parti sociali sono molto lontani. Il ministro del lavoro, Elsa Fornero, ieri ha presentato un progetto in base al quale resterebbe la Cassa integrazione ordinaria ( quella che serve a superare crisi momentanee e che prevede il rientro al lavoro dei cassintegrati), ma ha anche prospettato la sostituzione della Cig straordinaria (che porta i dipendenti verso l’uscita dal lavoro e che può trasformarsi anche in mobilità lunga). L’obiettivo è di prevedere un sistema di sostegno del reddito strutturale per tutti coloro che perdono lavoro e che sia collegato alla formazione. Solo che, a parte le diverse posizioni sul tema, non si intravedono che risorse con le quali finanziare questa riforma. Secondo gli economisti de Lavoce.info, un sistema simile a quello danese in Italia costerebbe dai 12 ai 15 miliardi di euro l’anno.<br />
I sindacati non hanno gradito le proposte del ministro Fornero. Ma anche la Confindustria non è apparsa convinta (le aziende in questo scenario dovrebbero sopportare maggiori oneri, invece di scaricarne la maggior parte sullo Stato).<br />
Bene il metodo, dunque. Per il resto si vedrà. Il Pd ha segnalato ieri la necessità di trovare un accordo al tavolo del confronto governo-sindacati-imprenditori.<br />
3. LA PERDITA DI MEMORIA VOLONTARIA DEI GRANDI COMMENTATORI. E LA VALORIZZAZIONE DELLA POLITICA DI CUI DISCUTE IL FINANCIAL TIMES.<br />
Nella foga di voler dimostrare che la politica va buttata al macero per far posto a qualche nuovo demiurgo proveniente dall’industria, dalla finanza, comunque dai salotti del potere, alcuni quotidiani hanno cancellato la storia d’Italia in questi ultimi giorni, inneggiando alle liberalizzazioni del governo come alla prima iniziativa di questo genere nel paese, e hanno chiuso gli occhi sulla riflessione che in queste stesse settimane si sta aprendo a livello internazionale sulla necessità di mettere su un nuovo piano il rapporto tra politica ed economia.<br />
Da L’Unità. Articolo di Bianca Di Giovanni. “Non sappiamo se si tratti di innocenti amnesie, o di una studiata «damnatio memoriae». Sta di fatto che da quando il decreto liberalizzazioni è stato varato venerdì scorso, sui mass media si ripete lo stesso ritornello: finalmente l`Italia ha fatto cose mai viste prima. Qualche ministro (sottaciamo il nome) si attribuisce anche altisonanti primati: queste misure aspettavano da 20 anni. Tutto bene, per carità. Meglio agire che restare fermi come Berlusconi. Male però che si racconti una storia «addomesticata». Dalle cosiddette lenzuolate del governo Prodi non è passato molto tempo: difficile che tutti le abbiano dimenticate. E altrettanto poco credibili appaiono questi inni, dopo un triennio di silenzio assordante su tutti i tentativi, spesso riusciti, di ammorbidire quelle norme. Vale la pena abbozzare un confronto sull`impatto delle misure di allora, rispetto a quelle che ora affronteranno l`esame parlamentare. Tutti ricorderanno i costi di ricarica che i grandi gruppi telefonici imponevano ai clienti. Sono scomparsi con un tratto di penna, consentendo immediatamente un risparmio complessivo valutato in due miliardi di curo. Nessun rinvio a prossimi decreti. Tra le nuove norme si fa fatica a rintracciare una misura tanto vantaggiosa per i bilanci familiari. Da notare che durante la discussione sempre gli stessi giornali erano pieni di fosche previsioni (che non si sono avverate) sul conseguente taglio di posti di lavoro da parte delle compagnie telefoniche.<br />
Sui farmaci non c`è partita: l`apertura di nuovi punti vendita per quelli da banco ha ottenuto il calo dei prezzi di circa il 18%. Prima di allora nel Lazio avevano invitato le farmacie a fare sconti, con risultati molto deludenti. E oggi sui farmaci di fascia C si fa retromarcia, e si rafforza il potere dei farmacisti. Mentre il centrodestra accusava Bersani di prendersela con i poveri parrucchieri, le banche subivano un colpo durissimo: niente spese di chiusura conto, niente penali per la rinegoziazione dei mutui, niente ricorso al notaio per estinguere l`ipoteca. Nel solo 2008, con la crisi che fece schizzare le rate a livelli mai visti prima, sono stati 408mila i cittadini che hanno rimborsato il prestito evitando spese per la cancellazione dell`ipoteca. Sulla mobilità dei correntisti si è fatto un balzo in avanti che ha portato l`Italia ai primi posti in Europa, con il 13,1% che nel 2009 ha cambiato banca (dati Ue). In media sono 2 milioni i clienti che decidono di cambiare istituto, senza versare l`obolo di chiusura conto. Tutto questo è entrato in vigore immediatamente, portando vantaggi economici sostanziosi per le famiglie. Oggi le banche sono assenti dagli<br />
interventi. Che dire? Non si affronta neanche il tema delle commissioni per il pagamento via bancomat. Interessante il confronto sulle assicurazioni. Quella è stata forse la partita più complicata (dopo quella - persa - sui taxi che sembrano vincere anche stavolta), ma ricca di proposte innovative.<br />
Come quella dell`agente plurimandatario. L`Ania ha lavorato di fino per lasciare la norma inattuata, tanto che oggi ci si presenta un`ipotesi più debole: cioè che sull`Rc autos i presentino almeno tre ipotesi di diverse compagnie. Peccato che la legge, per l`appunto, già c`era. Come già esiste la possibilità si sconti in caso di istallazione della scatola nera. Dei risarcimenti diretti, arrivati a circa 5 milioni, non si è saputo più nulla, a parte il fatto che Berlusconi ha accontentato le compagnie nel ridimensionarli. Sempre durante il governo Prodi entrò in vigore anche la possibilità per i titolari di vecchie e onerose polizze di cambiare compagnia. E infine, quella di comparare le offerte on-line. Tutto questo è stato sostanzialmente «oscurato». Oggi invece si spaccia come risultato rivoluzionario quello sulle polizze legate ai mutui: la banca dovrà presentare almeno due ipotesi. Ebbene, finora la sottoscrizione della polizza non era obbligatoria: con quella disposizione la si legalizza. Tanto per far spendere di più i cittadini”.<br />
Da L’Unità. Anticolo di Massimo D’Antoni. “Se potessimo astrarre dalle conseguenze così drammatiche per le persone, il momento attuale avrebbe tratti affascinanti per la rapidità e la profondità dei cambiamenti, specie sul versante della riflessione e del dibattito culturale. Non passa giorno senza una presa d`atto della necessità di rivedere le interpretazioni dei fenomeni economici. E, di riflesso, sociali e politici. A volte rimaniamo persino un po` sorpresi, come quando leggiamo in un articolo firmato da Martin Wolf, capo-economista del Financial Times, che per superare la crisi del capitalismo è «inevitabile» garantire almeno un parziale «finanziamento pubblico dei partiti e delle elezioni». Questa capacità di rimettere in discussione dogmi acquisiti e pregiudizi consolidati vale purtroppo più per altri Paesi che per il nostro, dove il dibattito pubblico, filtrato da un sistema editoriale e mediatico ingessato e asfittico, si caratterizza per la ripetitività. E per una lettura semplicistica dei processi in atto. Nel momento in cui la stampa economica e finanziaria internazionale si interroga sulla necessità di riformare il capitalismo, da noi a tenere banco sono i privilegi di questa o quella categoria di volta in volta individuata come «casta», o ripetitive analisi sull`articolo 18 quale freno allo sviluppo del paese. Emblematico è il tema dei rapporti tra politica ed economia. Il mondo sembra finalmente emergere da una lunga fase in cui ha dominato l`idea che crescita e benessere potessero essere garantiti solo contenendo e limitando il ruolo della regolazione pubblica rispetto al mercato. Insistendo sui costi veri o presunti dell`azione redistributrice dello Stato, proclamando che non vi fosse alcuna funzione positiva per le politiche di stabilizzazione o le politiche industriali, vedendo l`azione politica come puramente orientata alla creazione di rendite, è stata sopravvalutata la capacità di autoregolazione del mercato e ci si è trovati in difetto di strumenti per affrontare la crisi. Ciò che è in atto non è un ritorno semplicistico all`idea di una politica buona e portatrice di interessi pubblici da contrapporre a un mercato cattivo. Si rimette semmai a tema la questione della democrazia e si denunciano i meccanismi che hanno limitato la capacità della politica di rappresentare interessi diffusi. Negli Stati Uniti, dove certi processi sono stati più marcati, diversi studi<br />
documentano come, a partire dagli anni Ottanta, la politica abbia di fatto abdicato al proprio ruolo, diventando ostaggio di gruppi ristretti e accettando o addirittura favorendo l`aumento della diseguaglianza e lo sviluppo sregolato della finanza. Nel dibattito nostrano, c`è chi continua invece a invocare improbabili separazioni della politica dall`economia, come se le decisioni politiche, anche quelle di astenersi dal fare, non avessero profonde implicazioni economiche. Quanto al tema della funzionalità della politica, non si può dire che esso sia stato assente dal dibattito. Ci si è tuttavia concentratiprevalentemente sull`aspetto della capacità «decidente», si è enfatizzato il momento concorrenziale del voto e delle sue regole, con il cittadino-elettore nel ruolo di un consumatore che sceglie tra i diversi &#8220;prodotti&#8221; offerti dal mercato politico. Si è così trascurata la funzione insostituibile dei partiti nel loro ruolo di organizzazione della rappresentanza, di mobilitazione del consenso e di creazione di una soggettività e capacità progettuale autonoma. Nella reazione alla «repubblica dei partiti» si è finito per dimenticare l`altra direzione del nesso tra economia e politica: l`autonomia della seconda dalla prima, o più precisamente il pericolo rappresentato dalle concentrazioni di potere economico per la democrazia indebolita dalla crisi dei partiti. Eppure, proprio l`esperienza italiana dovrebbe togliere ogni dubbio su tale capacità di condizionamento (e non ci riferiamo solo a Berlusconi). In quest`ottica, non si può che condividere la preoccupazione di Martin Wolf. Parlando di come il capitalismo può uscire dalla sua crisi, l`editorialista del Financial Times punta il dito contro il rischio che la politica sia asservita agli interessi dei poteri economici, e diventi così «plutocrazia».<br />
Gli strumenti suggeriti sono da una parte la limitazione delle risorse private nelle contese elettorali, dall`altro l`erogazione di risorse finanziarie pubbliche a favore di chi si impegna in politica: «La protezione della politica dal mercato si ottiene regolando l`uso del denaro nelle elezioni e fornendo risorse pubbliche a chi vi partecipa. Un finanziamento pubblico almeno parziale di partiti ed elezioni è inevitabile». A pensarci, un`affermazione ovvia.<br />
Eppure, leggerla sull`organo della comunità finanziaria britannica fa un certo effetto. Sarà anche per il contrasto con la stampa liberale e progressista di casa nostra, che alterna il vagheggiamento di improbabili formule di democrazia senza partiti a lunghi editoriali in cui ci spiega come sia necessario fare piazza pulita di ogni corpo intermedio (in quanto portatore di interessi necessariamente corporativi)“.<br />
4. ANGELA MERKEL NON VUOLE PERDERE LA FACCIA, MA CEDE SULLE RISORSE PER IL FONDO SALVASTATI. OGGI RIUNIONE DELL’ECOFIN. DOMANI COMINCIA DAVOS. E SULLA GRECIA SI TRATTA ANCORA.<br />
Il Cancelliere tedesco Angela Merkel continua a fare la faccia feroce (anche per motivi di battaglia politica e di consenso verso l’interno), ma sta lentamente cedendo sul tema delle risorse da mettere a disposizione del fondo salva Stati. Ora si parla di toccare 750 miliardi di euro da rendere disponibili. In cambio Merkel pretende rigore nel cosiddetto fiscal compact, cioè nell’accordo europeo sul rigore nella finanza pubblica, in base al quale tutti gli Stati europei dovrebbero ridurre il debito pubblico del 5 per cento l’anno fino a raggiungere quota 60 per cento rispetto al Pil. Oggi se ne discute alla riunione dell’Ecofin, i ministri economici e finanziari dell’Unione (ieri si è riunito l’Eurogruppo, cioè i ministri dei paesi dell’euro).<br />
L’accordo tra la Grecia e i suoi creditori privati è ancora in discussione. Dalla sua conclusione dipende buona parte del futuro dell’euro.<br />
Domani si apre a Davos il World Economic Forum, il vertice mondiale in cui ogni anno i potenti della Terra fanno il punto sull’economia.<br />
5. IRAN, PARTE L’EMBARGO. E LA FLOTTA USA ATTRAVERSA LO STRETTO DI HORMUZ.<br />
Dopo le risposte negative sul nucleare, l`Unione europea ha deciso di sfidare l`Iran con un embargo petrolifero totale. Nessuno dei paesi dell’Unione comprerà una goccia di oro nero sino a che non ripartirà il negoziato sul programma nucleare di Teheran. L`effetto della decisione è immediato per le nuove commesse, mentre i vecchi contratti saranno onorati sino al primo luglio. «Siamo pronti al dialogo - assicura Catherine Ashton, Alto rappresentante Ue per la politica estera -, ma devono spiegarci cosa ci fanno con l`uranio arricchito». Dura la reazione iraniana. «Se ci saranno problemi col greggio sicuramente chiuderemo lo stretto di Hormuz», ha tuonato il vicepresidente della commissione parlamentare per la politica estera, Mohammad Kowsari. Le conseguenze non sono tutte prevedibili.<br />
Da La Stampa. Articolo di Maurizio Molinari. “Varcando lo Stretto di Hormuz con la portaerei Uss Lincoln accompagnata da una flottiglia di unità britanniche e francesi, la Us Navy ha voluto riaffermare la libertà di navigazione, sfidando Teheran che continua a minacciare di negarla in segno di ritorsione contro le sanzioni internazionali. Dietro il braccio di ferro fra Leon Panetta, capo del Pentagono, e il generale Ataollah Salehi, comandante di Stato Maggiore delle forze iraniane, c`è una disputa strategica che investe la maggiore arteria petrolifera del pianeta e vede entrambe le parti vantare la legittimità giuridica delle rispettive posizioni. La disputa strategica è descritta dalla geografia. Il passaggio di Hormuz fra il Golfo Persico e l`Oceano Indiano nella parte più stretta misura 54 chilometri fra le coste dell`Iran, settentrionale, e degli Emirati Arabi Uniti, meridionale, dove si trova appollaiata l`enclave di Musandam dell`Oman. Emirati e Oman sono sostenuti dall`Arabia Saudita, rivale strategico di Teheran per l`egemonia sul Golfo e maggiore alleato di Washington nella regione, trasformando lo Stretto nel punto più vicino dove gli interessi e le ambizioni degli sceicchi arabi-sunniti e iraniani-sciiti si fronteggiano.<br />
L`oggetto del contendere, da quando in Iran si affermò la rivoluzione khomeinista nel 1979, è il controllo del traffico petrolifero attraverso gli Stretti stimato fra il 36 e il 40 per cento del commercio quotidiano globale. La totalità del petrolio esportato da Arabia Saudita, Iran, Kuwait, Iraq, Qatar, Emirati Arabi e Bahrein passa ogni giorno Hormuz a bordo di petroliere dirette verso Asia ed Europa che transitano lungo due corsie, una in entrata e un`altra in uscita, larghe circa 3 miglia ciascuna all`interno di una canale di navigazione internazionale di 10 miglia fra le acque dell`Iran e quelle dell`Oman. Ciò significa che il fabbisogno energetico di gran parte del mondo industrializzato dipende dalla libertà di accesso a queste due corsie parallele. La contrapposizione fra il blocco dei Paesiarabie Teheran portò durante il conflitto Iran-Iraq (1980-1988) alla «guerra delle petroliere», che iniziò nel 1984 con l`attacco iracheno contro il terminale petrolifero iraniano di Kharg e portò Teheran a bombardare le petroliere irachene e del Kuwait innescando una serie di blitz e rappresaglie che il 18 aprile de1 1988 degenerarono in uno scontro diretto fra la Us Navy e le forze iraniane. L`operazione «Praying Mantis» iniziò quando la fregata americana Uss Roberts urtò una mina iraniana a Hormuz, innescando il maggior conflitto aeronavale avvenuto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale con<br />
l`affondamento di cinque navi iraniane e l`abbattimento di un elicottero dei Marines. A 24 anni di distanza, quello scontro militare sembra ora rischiare di ripetersi anche se in dimensioni ben maggiori. Dalla metà di dicembre le forze iraniane e americane hanno effettuato esercitazioni opposte e speculari simulando cosa potrebbe avvenire. I Guardiani della rivoluzione iraniana hanno mine a sufficienza per bloccare la navigazione. Se la Us Navy dovesse mandare i cacciamine, gli iraniani dispongono di barchini veloci e missili antinave capace di bersagliarle. Il comando americano di base a Doha, in Qatar, risponde con un potenziale aeronavale di schiacciante superiorità tattica, soprattutto grazie alle unità della Quinta Flotta di stanza in Bahrein, che possono contare sul sostegno di vicini porti militari francesi e britannici. Se i venti di guerra tornano a spazzare gli Stretti di Hormuz è perché si fronteggiano opposte versioni sulla legittimità della chiusura della navigazione. Teheran ritiene che il varo di sanzioni internazionali contro la sua industria petrolifera equivale ad un atto di guerra, consentendole dunque sulla base della Convenzione di Ginevra del 1958 di difendersi chiudendo Hormuz al traffico navale dei Paesi che le applicano, a cominciare da Stati Uniti, Paesi europei e arabi. «Chiudendo lo Stretto di Hormuz sarà seriamente interrotto il flusso di greggio verso gli Stati industriali - ha scritto il giornale conservatore iraniano Kayhan - causando loro condizioni intollerabili» al pari di quanto avverrà in Iran a seguito delle sanzioni petrolifere. Il riferimento è non solo all`approvvigionamento ma anche alle implicazioni di un prezzo del greggio che potrebbe schizzare, secondo alcuni analisti, a 200 dollari, il doppio di quello attuale. Per gli Stati Uniti invece ad essere equiparata ad una «dichiarazione di guerra» sarebbe proprio la chiusura degli Stretti, trattandosi di una palese violazione della libertà di navigazione sancita dai Trattati internazionali. A rendere ancora più complessa la disputa è il fatto che tanto Teheran che Washington invocano il Trattato Onu sul Diritto, del Mare del 1982, sebbene entrambe non l`abbiano ratificato. Per Teheran il Trattato obbliga al rispetto della libertà di navigazione solo nei confronti delle imbarcazioni dei Paesi aderenti, egli Usa non sono fra questi, mentre Washington ribatte che il diritto di «Passaggio Inoffensivo» è una consuetudine inviolabile del diritto internazionale e vale per tutti. E ancora: la III Conferenza dell`Onu sul Diritto del Mare scelse di non affrontare l`estensione dei diritti di «Passaggio Inoffensivo» alle navi da guerra e ciò consente a Teheran di affermare che il blocco contro le navi militari sarebbe legittimo. Non a caso nelle ultime settimane la Us Navy ha effettuato più operazioni di soccorso marittimo a pescherecci iraniani al fine di attestare che la sua presenza non ha fini solo militari”.</p>
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		<title>La nota del mattino Lunedì 23 gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 16:38:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[SETTE GIORNI DI FUOCO PER LA BATTAGLIA DELL’EURO. OGGI RIUNIONE DEI MINISTRI FINANZIARI DELL’EUROGRUPPO. MERCOLEDI’ MOZIONE UNITARIA NEL PARLAMENTO ITALIANO. LUNEDI’ PROSSIMO CONSIGLIO D’EUROPA SUGLI ACCORDI FISCALI.
Volata finale, con rischi ed opportunità, per gli accordi sulle regole della finanza pubblica in Europa. Questa mattina il presidente francese Sarkozy e la cancelliera Merkel si incontrano per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SETTE GIORNI DI FUOCO PER LA BATTAGLIA DELL’EURO. OGGI RIUNIONE DEI MINISTRI FINANZIARI DELL’EUROGRUPPO. MERCOLEDI’ MOZIONE UNITARIA NEL PARLAMENTO ITALIANO. LUNEDI’ PROSSIMO CONSIGLIO D’EUROPA SUGLI ACCORDI FISCALI.<br />
Volata finale, con rischi ed opportunità, per gli accordi sulle regole della finanza pubblica in Europa. Questa mattina il presidente francese Sarkozy e la cancelliera Merkel si incontrano per definire una richiesta di ammorbidimento delle regole indicate dall’Eba, l’autorità di vigilanza sul sistema bancario, che ha dettato linee di intervento troppo dure per la stabilità del credito (imponendo aumenti di capitale monstre) e che è stata contestata anche dagli italiani. Nel pomeriggio si riuniscono i ministri finanziari dell’Eurogruppo (i paesi che hanno adottato l’euro). Tutto questo lavoro è finalizzato ad arrivare ad un accordo potabile sui bilanci degli Stati per la riunione del Consiglio d’Europa (capi di Stato e di governo) già fissata per lunedì 30 gennaio. La qualità dell’accordo e soprattutto il rispetto delle date a questo punto sono decisivi: i mercati giudicheranno da questi particolari la capacità di tenuta dell’Europa di fronte alla tempesta finanziaria che l’ha attraversata finora.<br />
Mercoledì 25 il presidente Monti riferirà in Parlamento e verrà votata una mozione comune per sostenere le iniziative del governo italiano nel contesto europeo.<br />
2. GRECIA AGLI SGOCCIOLI, SE FA L’ACCORDO CON I CREDITORI E SI SALVA DAL FALLIMENTO, PER L’EURO SI APRE UN ALTRO FILM. MERCOLEDI’ A DAVOS WORLD ECONOMIC FORUM: TUTTO IL MONDO A CONSULTO SULLA CRISI DEL CAPITALISMO.<br />
Ancora un nulla di fatto tra la Grecia e i suoi creditori privati. E l’eventuale accordo sarebbe già fuori tempo (era previsto per sabato). Se la Grecia si salva (i creditori perderanno almeno il 70 per cento del capitale investito) per l’euro viene meno una minaccia potenziale enorme.<br />
Questa settimana altri eventi potrebbero avere effetti molto importanti sul futuro del mondo. Mercoledì si riunisce a Davos il World Economic Forum, il forum annuale dei principali operatori politici ed economici del mondo (quest’anno sono previsti più di duemila ospiti, tra i quali 40 capi di Stato e oltre 30 governatori di banche centrali). Ad aprire i lavori sarà la cancelliera Angela Merkel. Al centro del dibattito, al di là dei temi ufficiali, l’argomento che The Economist e altri prestigiosi periodici economici stanno ponendo da settimane: la crisi del capitalismo.<br />
Sempre a metà settimana, le banche centrali statunitense, inglese e giapponese daranno indicazione sulle proprie mosse future in termini di tassi di interesse e di politica di sostegno all’economia.<br />
3. DOPO SALVA ITALIA E LIBERALIZZAZIONI, SI APRE OGGI IL CAPITOLO LAVORO. VENERDI’ IL GOVERNO DECIDE SULLE SEMPLIFICAZIONI.<br />
Con l’incontro con le parti sociali si apre oggi il capitolo sul mercato del lavoro. La stampa continua a puntare tutto sullo scontro relativo all’articolo 18. Ma quello sarà l’ultimo dei problemi. Non che il governo sia contrario ad affrontare questo tema. Solo<br />
che prima si parlerà di occupazione, precarietà, ammortizzatori sociali e molto altro. Molti degli estremisti dell’articolo 18 rischiano di restare delusi.<br />
Per venerdì è stato già convocato il Consiglio dei ministri per parlare di semplificazioni.<br />
Sulle liberalizzazioni si cominciano a preparare gli emendamenti. No a stravolgimenti, sì al potenziamento, almeno per quanto riguarda gli emendamenti che preparerà il Pd. A cominciare dalla libera vendita dei farmaci di fascia C, da più interventi su banche e assicurazioni e dall’estensione della liberalizzazione per le pompe di benzina.<br />
Da L’Unità. “L`argomento è di quelli che stanno particolarmente a cuore al leader Pd, che con la sua lenzuolata del 2006 è stato il primo (e per qualcuno, anzi, l`unico) promotore di liberalizzazioni nella recente storia economica italiana. Non stupisce, dunque, che Pierluigi Bersani annunci l`impegno dei democratici per «difendere, rafforzare e accelerare le misure approvate dal governo», finalmente «soddisfatto che con Monti si torni a lavorare dopo anni su questo». E non stupisce che gli emendamenti che il partito democratico si appresta a proporre al decreto varato dall`esecutivo la scorsa settimana, nella giungla di correttivi e modifiche restrittive attese dalle altre forze in parlamento, puntino invece ad estenderne la portata. In tal senso, spiega il responsabile economia Stefano Fassina, va anche l`abolizione della possibilità di deroga ai contratti nazionali di lavoro ferroviari, che il governo ha introdotto per agevolare l`ingresso di nuovi operatori nel settore dei trasporti su rotaia: «La concorrenza, quella che porta reali benefici per gli utenti, non si fa sulla pelle dei lavoratori, ma sui modelli organizzativi, sull`efficienza e sulla qualità del servizio. Di Marchionne ne abbiamo già uno in Italia, basta ed avanza». Il primo emendamento presentato a firma Pd - probabilmente già nei primi giorni di febbraio, dopo la messa a punto dalla prossima settimana delle modifiche in commissione - sarà dunque l`abolizione della deregulation sui contratti di lavoro nel comparto ferroviario. Immediatamente seguito da uno riguardante le farmacie, che da un lato proporrà di ridurre il numero di nuovi negozi da aprire ma, dall`altro, chiederà di liberalizzare la vendita dei farmaci di fascia C (quelli con ricetta a totale carico del consumatore) anche nelle parafarmacie: «La quantità di farmacie aggiuntive che dovranno essere aperte in seguito a un unico concorso straordinario è probabilmente eccessiva, e rischia di soffocare il secondo canale di vendita attualmente rappresentato dalle parafarmacie» continua Fassina, «alle quali dovrebbe essere garantita la possibilità di vendere anche i prodotti di fascia C». Questa, del resto, era l`intenzione originale della liberalizzazione proposta da Bersani nel 2006, che potrebbe comportare consistenti riduzioni di prezzo dei farmaci suddetti a vantaggio dei consumatori finali. Certo, la categoria dei farmacisti ha già annunciato proteste e, probabilmente, riuscirà a farsi sentire anche nell`aula di Montecitorio. Ma il Partito democratico si aspetta in parlamento «una discussione approfondita nel merito del decreto liberalizzazioni ed anche la possibilità di apportare modifiche». Del resto, sottolinea il responsabile economia, a differenza del decreto salva Italia, in questo caso «si tratta di provvedimenti d`organizzazione del mercato e non esistono vincoli di finanza pubblica da rispettare né coperture da trovare». Altri ambiti dell`intervento Pd saranno quelli relativi a banche ed assicurazioni, che molti analisti ritengono usciti praticamente illesi dal decreto del governo. «A chi acquista un mutuo, deve essere data la possibilità di procurarsi una polizza d`assicurazione all`esterno della banca stessa. E l`introduzione della scatola nera non porterà alla riduzione dell`Rc auto se, contestualmente, non verrà modificato anche il meccanismo del bonus malus», concludeFassina. Ed infine, il Pd proporrà di estendere la liberalizzazione nella<br />
distribuzione dei carburanti che, limitata com`è ora ai gestori proprietari delle stazioni di rifornimento, ha una «portata assolutamente marginale»: l`esclusiva di rifornimento deve essere eliminata per raggiungere l`obiettivo di abbassare i prezzi dei carburanti”.<br />
4. UN FINE SETTIMANA DI PRIMARIE CON GRANDE PARTECIPAZIONE E VITTORIA DEL PD.<br />
Fine settimana di primarie in diverse città capoluogo di provincia e in diversi grandi centri italiani, in vista delle elezioni amministrative. Le primarie si sono svolte a Lecce, Asti, Monza, Rieti, e tra gli altri centri a Sesto San Giovanni, Giuliasco, Reggello e Cittadella. Tranne che a Rieti, in tutte queste città ha vinto il candidato del Pd. Ottima la partecipazione. Tutto si è svolto in modo regolare, composto, convinto, con larghissima affluenza. A conferma che il Partito Democratico viene sempre più considerato come il pilastro necessario per tentare di far uscire l’Italia dalla crisi e per avviare la ricostruzione civile, economica e democratica del paese, proprio a partire dalle città.<br />
5. UNA LEGA IN SOFFERENZA ALZA LA VOCE E METTE ALL’ANGOLO IL PDL.<br />
Una Lega Nord spaccata e alla ricerca della propria identità sta cercando di ritrovarsi nell’attacco: al governo, ma anche nel tentativo di mettere alle corde il Pdl (o lascia Monti o salta Formigoni). La verità è che Formigoni è già in difficoltà per altri motivi.<br />
6. DUE GIORNI DI POSITIVO DIBATTITO ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL PD. LE CONCLUSIONI DI BERSANI: UNA SPINTA PER FARE DI PIU’ (IN ALLEGATO LA BOZZA DELLE CONCLUSIONI DEL SEGRETARIO).</p>
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		<title>ELEZIONE DEL SEGRETARIO DEL PD LAZIO</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 14:13:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il giorno 14 gennaio, si è tenuta l&#8217;elezione nel nostro quartiere; vi forniamo i risultati:
-&#62; aventi diritto: 37
-&#62; votanti : 27
Gasbarra 14  &#8212;  Pacciotti 3  &#8212;  Leonori 8  &#8212;  Bachelet 2
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-&gt; aventi diritto: 37<br />
-&gt; votanti : 27<br />
Gasbarra 14  &#8212;  Pacciotti 3  &#8212;  Leonori 8  &#8212;  Bachelet 2</p>
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